IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioLa giornata

Perché centro e sinistra non intercettano gli elettori del Cav., i facoceri

Con l’ovvia eccezione del Cavaliere, oggi di fatto nessuno sta chiedendo il voto all’elettorato berlusconiano. Le regole della politica, rigide e spietate come quelle della natura, faticano a spiegare il fenomeno. Per carità, il vecchio leone ancora presidia il territorio con una certa efficacia, come ha mostrato l’altra sera confrontando alla grande l’assalto di un agguerrito gruppo di iene (absit iniuria verbis). Stanco e logorato, però, lo è di sicuro. E legge vorrebbe che le altre fiere cercassero di scacciarlo dal suo pezzo di savana per godersi i ricchi branchi di facoceri che vi dimorano. Invece nessuno ci sta provando sul serio. Non il leopardo dello zoo di Bruxelles, malgrado in verità da ultimo, con grande ritardo e chissà quanta efficacia, sembri mostrare un po’ più di interesse per la carne di facocero. E men che meno il solido e organizzato branco di ghepardi originario dello zoo di Mosca, soddisfatto del grande territorio pieno di gazzelle che presidia – il territorio “giusto”. Perché dunque questi comportamenti innaturali?

Una prima ragione è che ai brussellesi e ai moscoviti (ex, s’intende) i facoceri fanno ribrezzo. La descrizione degli elettori del Cavaliere che propose a suo tempo Umberto Eco – bipartendoli fra affascinati, ossia cretini, e motivati, ossia delinquenti – era polemica e iperbolica. Presentati in maniera meno polemica e iperbolica, però, quello schema e quel giudizio si riproducono in quasi tutte le riflessioni, giornalistiche o politologiche che siano, su Berlusconi e sulle sue fortune. L’elettorato del centrodestra sarebbe quindi (mi si perdonino le citazioni pescate un po’ qua e un po’ là, e non attribuite) “alienato e atomizzato”, “caratterizzato da un netto handicap di partenza in termini di risorse di centralità politica e culturale”, specchio della “società italiana quale essa è, con i suoi aspetti di arretratezza, di tradizionalismo, di antipolitica”. Si comporrebbe di “italiani medi”, quelli “così magistralmente tratteggiati da Alberto Sordi in tante indimenticabili interpretazioni”. O anche di piccoli borghesi interessati soltanto ad “acquisire tutto il possibile: agi, prestigio sociale, conquiste sessuali”. Un voto insomma “che nasce dalle pieghe del nostro particolarismo dei nostri pregiudizi ideologici piuttosto che dalla ragione e dalla valutazione di programmi alternativi”. Un voto maturato nel punto di confluenza delle peggiori cialtronerie italiche – “un alto livello di individualismo, scarsa attenzione al bene comune, un grande interesse per il successo e il denaro, un basso livello di rispetto per le regole” – e fondato su uno scambio altrettanto cialtrone: “Noi tolleriamo lui, e lui giustifica noi”. Ecco: se i facoceri sono così, allora chi li vuole? Chi è disposto a farsi facocero per parlare con loro, correndo il rischio magari di infacocerarsi davvero e per sempre?

Chi è davvero l’elettore berlusconiano?
Agli elettori berlusconiani il voto continua a chiederlo soltanto il Cavaliere, in secondo luogo, perché nessuno tranne lui, anche volendo, glielo sa chiedere come si deve. L’immagine di quell’elettorato che emerge dalle citazioni riportate sopra è un’immagine solo parzialmente rispondente al vero. Meglio: è un’immagine creata da appassionati di gazzelle, ai cui occhi i facoceri non possono che apparire bestiacce luride e sgraziate. Chi ha votato per Berlusconi non è affatto più stupido, cialtrone, delinquente, avido o accecato dai pregiudizi più di chi non lo ha votato. Chi ha votato per Berlusconi è in linea di massima uno scettico. Diffida della politica, diffida delle istituzioni, diffida dello stato, non legge i giornali perché ritiene con Longanesi che rechino “soltanto quelle verità a pagamento che sono gli annunci funebri”, rispetterebbe le regole se non fosse convinto che in questo paese le regole o non le rispetta nessuno o vengono strumentalizzate, sarebbe attento al bene comune se non pensasse che il bene comune sia troppo spesso una scusa per perseguire dei beni molto particolari a spese degli altri. Non si fida nemmeno di Berlusconi. E in tutti questi casi, sia detto per inciso, non è mica facile dargli torto.

Piazzista stupefacente, il Cavaliere è riuscito nel miracolo di raggiungere e mobilitare questi italiani scettici, difficilissimi da raggiungere e mobilitare. Ecco dunque perché nessun altro parla al suo elettorato: perché nessun altro lo capisce, e quindi nessun altro né vuole né può parlargli. Ecco perché con ogni probabilità da qui al voto, e soprattutto nell’ultima settimana, fra il 18 e il 25 febbraio, moltissimi facoceri torneranno dal vecchio leone (del resto lo stanno già facendo). Ed ecco infine perché all’indomani del voto il problema del postberlusconismo si porrà nei termini di sempre, insolubile come sempre. Perché non sono solo gli antiberlusconiani a non saper parlare con l’elettorato berlusconiano. Ma pure i berlusconiani. Tutti, ovviamente, tranne Lui.

di Giovanni Orsina

Leggi l'editoriale Vatti a fidare degli amici -Leggi Pd, Renzi fuori è un autogol - Leggi Nichi in porta (a sinistra) vale poco

 

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore

Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui