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Parla Gardels, censore della “Diet Coke Culture”, che ispira il premier

La semidemocrazia di Monti

“Il vostro governo tecnico non sarà una parentesi. Tutto l’occidente vuole temperare certi eccessi democratici con merito e competenza”

L’invito di ieri a Pdl e Pd a liberarsi delle rispettive “estreme” ha un senso. Ma la vera novità è che se Mario Monti vincesse, in Italia assisteremmo a un cambio di regime più che a un semplice cambio di governo. E la “democrazia depoliticizzata” italiana, cioè l’innesto di massicce dosi di “meritocrazia e competenza” per temperare le condotte rissose e troppo orientate al “breve periodo” di partiti politici e gruppi d’interesse a elezione diretta, potrebbe diventare addirittura un modello per l’occidente intero. Parola di Nathan Gardels, direttore della rivista New Perspectives Quarterly – al cui ultimo numero sul “ritorno della meritocrazia politica” hanno collaborato tra gli altri Tony Blair, Romano Prodi e Nouriel Roubini – e membro come Monti del think tank Berggruen Institute. “Si potranno avere giudizi diversi sulle singole riforme approvate dal governo italiano in quest’ultimo anno – dice Gardels al Foglio – ma il successo dell’esecutivo nell’opera di stabilizzazione finanziaria è innegabile. Perciò questo modello istituzionale sarà sempre più spesso replicato in altri paesi occidentali”. Altro che regime d’emergenza. In questo senso, secondo Gardels, andrebbero reinterpretate le parole pronunciate da Monti a dicembre, l’invito a essere fieri perché “gli Stati Uniti stanno cercando di fare quello che l’Italia nel 2012 ha fatto” – aveva detto nella conferenza stampa di fine anno. “Infatti il Congresso sta cercando un ‘accordo bipartisan’ sul fiscal cliff, ma in Italia abbiamo fatto un accordo tri-partisan per fronteggiare l’emergenza finanziaria”. “Il vostro premier ha ragione, gli Stati Uniti imitano questo metodo”, chiosa Gardels che sulla “governance intelligente” ha appena scritto un libro, giudicato tra “i migliori del 2012” dal Financial Times, e che sullo stesso tema ha da poco tenuto una lecture alla London School of Economics.

A proposito, dottor Gardels, lo sa che accanto a Alexis de Tocqueville e ai federalisti americani del XVIII secolo come Alexander Hamilton, lei è tra i pensatori più citati nell’ultimo libro scritto da Monti e dall’europarlamentare Sylvie Goulard, “La democrazia in Europa” (Rizzoli)? Il premier è affascinato dalla sua definizione di “Diet Coke Culture”. Gardels si dice felicemente sorpreso, ricorda di aver incontrato Monti all’inizio del 2012 e di aver osservato due cose in quel suo breve viaggio nel nostro paese: primo, anche la democrazia italiana è a tutti gli effetti diventata una “vetocrazia”; secondo, Monti ha offerto una soluzione innovativa a questo impasse. Perché in occidente appaia sempre più difficile superare certi veti particolaristici e tutelare gli interessi delle generazioni future, per Gardels, è presto detto. Innanzitutto perché, in un “ambiente globale così competitivo”, il modello di welfare europeo diventa sempre più insostenibile se la produzione di ricchezza arranca: “Su questo ha ragione Merkel”. “L’altro problema è che viviamo in una cultura della ‘Diet Coke’. Le persone esigono dolci senza calorie e allo stesso modo vogliono consumare senza risparmiare, oppure chiedono infrastrutture e istruzione senza voler pagare le tasse”. Il nostro enorme debito pubblico, anche nella visione di Monti, è uno dei risultati più evidenti di questo modo di ragionare, sempre avallato dalle classi dirigenti. Gardels cita il caso limite della sua California, dove la democrazia diretta in mancanza di regole è diventata un giocattolo nelle mani del “rancore partigiano”: “Nel 1994, via referendum, fu introdotta la regola ‘three strikes you are out’, tre reati ed eri condannato all’ergastolo. Poi con altri referendum si è sempre rimandato il problema delle tasse utili ad adeguare le carceri. Risultato: nel 2011 la Corte suprema ha ordinato la liberazione di 36.000 detenuti per la violazione dei loro diritti umani conseguente al sovraffollamento. Di paradossi simili, dal fisco alla giustizia, ce ne sono molti”.

Gardels, nel suo libro “Intelligent Governance for the 21st Century”, fa anche l’esempio opposto: “Quello della Cina, dove il regime autocratico riesce a costruire consenso e unità per applicare scelte di lungo termine. E dove resiste il principio della meritocrazia nella selezione della classe politica: non si arriva ai vertici del Partito comunista senza aver governato per almeno due mandati una provincia grande come l’Italia. Ma tutto ciò diventa ingiusto e inefficiente perché perseguito a scapito della libertà d’espressione e della contendibilità del potere”. La “via di mezzo” auspicabile, osserva Gardels, è quella battuta da Monti. Non si tratta di occupare il “centro politico” ma, per usare le parole del premier, di porsi “in contrapposizione alle forze conservatrici, prone a interessi particolari”. “Il peculiare ingresso di Monti nell’agone politico-elettorale, attorno a un’agenda precisa – conclude Gardels – non intacca la sua competenza acquisita in Europa, né il suo carattere tecnocratico. Per fronteggiare un debito pubblico come quello italiano non c’è altra strada che depoliticizzare il dibattito, proporre soluzioni tecnicamente efficaci o perlomeno fondate, e soltanto poi sottoporre queste allo scrutinio pubblico”.

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di Marco Valerio Lo Prete   –   @marcovaleriolp

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