Chicago. Due giorni dopo la presentazione del nuovo team per la politica estera e di difesa, a Washington il pendolo dell’influenza che conta davvero oscilla di nuovo. Si stacca dal Pentagono, dove era rimasto per gli otto anni della presidenza Bush, e va di nuovo verso le agenzie civili di intelligence, soprattutto verso la Cia. Come quando c’era Bill Clinton.
Durante gli anni di Bush – gli anni di due guerre simultanee contro il nemico islamista, duro, elusivo e adattabile – c’è stata una militarizzazione dell’intelligence. Il Pentagono oggi controlla più dell’80 per cento del budget stanziato dal governo per i servizi segreti e al Pentagono fa rapporto più dell’85 per cento del personale incaricato di svolgere attività di intelligence. Il primo segretario alla Difesa di Bush, Donald Rumsfeld, ha persino creato un nuovo servizio segreto militare, lo Special Support Branch, per non “dover dipendere più così tanto dalla Cia”. Ora ci sono segnali importanti, e dicono tutti che Barack Obama vuole andare nella direzione opposta. Per cominciare, uno dei suoi consiglieri più ascoltati è l’ottantatreenne Brent Scowcroft, già consigliere per la Sicurezza nazionale con Bush senior, a sua volta ex direttore della Cia. Scowcroft è coautore di un rapporto per il President’s Foreign Intelligence Advisory Board – è stato membro tra il 2001 e il 2005 – in cui criticava la tendenza alla militarizzazione dei servizi da parte dell’Amministrazione di Bush junior e concludeva che era necessario “indebolire” il controllo del Pentagono sulle richieste di spese e di informazioni. Raccomandava anche di mettere almeno tre delle agenzie che raccolgono e analizzano tecnicamente i dati sotto l’autorità della Direzione dell’intelligence nazionale, e non più sotto quella del Pentagono.
Poi ci sono le nuove nomine. E’ vero che Obama non ha ancora rotto le riserve su chi andrà a dirigere i servizi segreti (ha un problema: ha bisogno di esperti affidabili e duri sulle questioni di sicurezza, ma allo stesso tempo che non siano troppo identificabili con la politica antiterrorismo degli anni di Bush). Ma si prepara a rimuovere dall’incarico i due capi dell’intelligence più alti in grado: il direttore della Cia, Michael V. Hayden, e il direttore dell’intelligence nazionale, John Mike McConnell. Entrambi nominati da George W. Bush ed entrambi provenienti dalla gerarchia militare. Hayden è un ex generale a quattro stelle dell’aviazione, McConnell è un ex viceammiraglio.
Nel panel di consiglieri che aiuteranno Obama nella scelta dei nuovi vertici ci sono funzionari usciti da poco dalla Cia. Il più ascoltato è John Brennan, che era stato indicato come probabile nuovo direttore dell’Agenzia, ma ha scelto di ritirare la propria disponibilità dopo essere stato attaccato perché troppo “bushiano”. Brennan, vice dell’ex direttore George Tenet con Bush, è stato portato a Obama da Anthony Lake, uomo di fiducia di Bill Clinton. Ha lavorato a lungo in medio oriente e nell’Asia del sud ed è diventato il capo del team di transizione del presidente eletto su tutte le questioni di sicurezza e di politica estera. Con Brennan, nel gruppo che si occupa del settore intelligence, c’è anche Jami Miscik, controversa ex direttrice della divisione analisi della Cia. Secondo i critici, nelle fasi precedenti la guerra contro Saddam Hussein Miscik avrebbe manipolato selettivamente le informazioni per costruire un consenso politico a favore dell’intervento.
Il primo test cruciale
Sul primo test cruciale di politica estera per Obama, il Pakistan, il consigliere più importante è Bruce Riedel, un altro ex agente e analista della Cia che ha lavorato a strettissimo contatto con Bill Clinton quando lui era presidente negli anni Novanta (Clinton bombardò i campi di al Qaida in Afghanistan, nel 1998, ma i suoi agenti non riuscirono mai a eliminare Osama bin Laden).
Il grande segno della nuova influenza culturale della Cia è il segretario alla Difesa nominato da Bush e appena confermato lunedì. Un agente Cia diventato capo dei militari, e non il contrario. Bob Gates è entrato nell’Agenzia ad appena 23 anni, ed è salito nella gerarchia fino a diventare vice di William Casey, il direttore scelto da Ronald Reagan, durante gli anni della guerra contro l’Unione sovietica combattuta per interposta persona in Afghanistan. Oggi si occupa di nuovo dello stesso settore.
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