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L’errore di Delio Rossi

L'ex allenatore viola doveva menare il suo giocatore nello spogliatoio. Così non avremmo letto certi editoriali

Scusate se parto dalla Premier League, cioè da quello che la serie A sogna di essere. Qualche anno fa l’allenatore del Manchester United, Sir Alex Ferguson, pensò bene di sfigurare il suo giocatore più rappresentativo, David Beckham, colpendolo in fronte con i tacchetti di ferro di uno scarpino da calcio. Si disse che lo scarpino sul sopracciglio di Beckham ci era finito per una carambola strana, Ferguson rimase alla guida del Manchester United e Beckham andò a indossare slip attillati sui cartelloni pubblicitari degli Stati Uniti. Delio Rossi, l’allenatore della Fiorentina esonerato mercoledì sera dopo avere malmenato in panchina un suo giocatore appena sostituito che lo aveva irriso davanti a tutti, ha sbagliato. Mi spiego: Delio Rossi ha fatto benissimo a menare il serbo Ljajic, ma forse, per eleganza, avrebbe dovuto bastonarlo al chiuso degli spogliatoi. Invece gli è saltato al collo in panchina, scatenando il giornalista sportivo collettivo nell'esercizio atletico che più ama: non il calcio, la morale.

“Non si fa così”, hanno tossicchiato i commentatori, indignati per il clima di tensione che si vive nel calcio italiano, quotidianamente aizzato e tenuto in vita dagli stessi commentatori. Inevitabile che i “non si fa così” finiscano nei luoghi comuni del “calcio malato e sporco”, nella difesa di un ragazzino impertinente (a cui i ceffoni del suo ex allenatore non potranno fare che bene per il resto della carriera) perché “tutto ma non la violenza”. Il calcio è sport da uomini e gli uomini quando serve si menano. Non starò certo qui a rimpiangere i tempi in cui difensori e attaccanti se le davano come Repubblica e Berlusconi non visti dalle moviole, ma la retorica che sui giornali ha smontato Delio Rossi dandogli del vecchio fallito rincoglionito dallo stress è roba che non si può vedere. Il tutto condito da un pizzico di antirazzismo che non guasta mai: i tifosi della Fiorentina infatti hanno applaudito l’allenatore e dato dello “zingaro” a Ljajic. A questo punto gli editoriali si scrivevano da soli.

I tifosi di calcio però hanno un pregio (quando non interrompono le partite chiedendo ai giocatori di togliersi le maglie): sanno ancora riconoscere un’autorità, e soprattutto sanno chi sta facendo di tutto per salvare la situazione e chi invece guarda al proprio pezzetto di campo pensando a come pettinarsi o a quale balletto fare in caso di gol. Oppure a quelli che rimuginano ossessivamente su un gol non dato che magari potrà decidere lo scudetto. Svegliatevi, cari dirigenti della recriminazione e magazzinieri del pelo nell’uovo, il calcio è fatto di cose che vanno per il verso sbagliato e a guardar bene c’è sempre un’ingiustizia all’origine di ogni vittoria e di ogni sconfitta. E vi risparmio l’osservazione che il principio vale anche di più nella vita. Poi il calcio, con le sue leggi capricciose, sa come approntare i suoi coup de téatre e induce Buffon a incorniciare con una cazzata solenne una partita in cui la Juventus aveva fatto più tiri in porta delle Inter di Stramaccioni, Ranieri, Gasperini, Benitez e Leonardo messe insieme. Forse Galliani terrà sul cellulare anche il filmato del dribbling fatale e fallimentare del portiere bianconero, e magari, già che ha il telefono fra le mani, potrà mandare un sms al malcapitato goalkeeper e aderire così a una delle campagne di incoraggiamento più adolescenziali degli ultimi vent’anni, il “tiralosu”. A lanciarla non poteva essere che Tuttosport.

di Jack O'Malley   –   @jack_omalley

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