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Ressa di tecnici

Così maggioranza e ministri scrutano nomina e azione di Giavazzi sugli aiuti alle imprese

Poté più una consulenza che una lunga serie di editoriali sulla prima pagina del Corriere della Sera. Secondo la ricostruzione del Foglio, infatti, in queste ore il nome di Francesco Giavazzi starebbe animando una certa dialettica nel governo, dopo la nomina di lunedì con la quale Mario Monti ha chiamato l’editorialista del Corriere a sovrintendere al taglio dei sussidi statali alle imprese. Ieri il prof. della Bocconi di Milano e del Mit di Boston, in un editoriale apparso sul quotidiano di Via Solferino e firmato insieme con Alberto Alesina, ha precisato la sua missione in un “p.s.”: “A uno di noi (Giavazzi) il presidente del Consiglio ha chiesto di scrivere un rapporto su un aspetto emblematico della spesa: i trasferimenti dello stato alle imprese”. Quel che non ha detto è che il suo arrivo, per quanto da tecnico a sostegno di tecnici, ha creato non poco scompiglio. Un po’ perché il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, già nei primi giorni dell’esecutivo Monti aveva iniziato a studiare il dossier, sia perché gli uomini di Corrado Passera hanno già pronta una riforma del sistema dei finanziamenti.

Ma di che cosa si parla quando parliamo di sussidi alle imprese? Sono almeno sei i tipi di incentivi pubblici all’industria: si tratta di risorse direttamente trasferite alle singole aziende (sotto forma di incentivi fiscali o incentivi contributivi e previdenziali), incentivi di settore, trasferimenti alle imprese di pubblico servizio e agli enti locali. Secondo le stime meno conservative, si tratta di trasferimenti per un totale di 72 miliardi di euro nel 2010. Non propriamente briciole ai tempi della “spending review”.  Già il 4 dicembre scorso Alesina e Giavazzi bacchettarono Monti in un editoriale (“Caro presidente, così non va”) e chiesero: “Per ridurre il deficit, invece di alzare le aliquote, perché non tagliare un po’ i sussidi alle imprese?”. Detto fatto, alcuni parlamentari proposero uno “scambio” tra taglio ai sussidi e meno Irap per le imprese: allora Giarda, in riunioni informali, si disse costretto a rifiutare lo scambio.

A dicembre i problemi furono di due tipi: innanzitutto politici (l’esecutivo non voleva schierarsi contro Confindustria e Pd, entrambi per ragioni diverse a favore dello status quo) e poi anche tecnici. Su quest’ultimo fronte già in Parlamento si assistette dietro le quinte a una diatriba sulle cifre, con Pd e confindustriali schierati nel minimizzare gli importi. Giarda, a chi gli chiedeva conto dello stallo, disse di non poter procedere a un taglio dei sussidi senza una loro preventiva mappatura. E’ anche sulla base di quelle prove di tagli alla spesa che Monti decise di dare maggiore enfasi al processo della spending review e poi più recentemente di nominare Giavazzi.

Quanto allo scompiglio creato dall’editorialista del Corriere della Sera, non è finita qui. A Palazzo Chigi infatti c’è chi racconta che già 15 giorni fa la presidenza del Consiglio ha ricevuto uno schema di riordino (leggi: sfoltimento) degli incentivi alle imprese, sempre per limitare le uscite dello stato e rendere meno discrezionali gli incentivi. La firma in calce alla bozza di decreto legge è quella di Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico. La domanda quindi, più che maliziosa, è obbligata: a cosa serve nominare Giavazzi e chiedergli di stendere un rapporto sullo stato dell’arte dei sussidi alle imprese se uno dei ministri più influenti del governo, Passera, ha già pronto un progetto esecutivo per modificarli? Dal ministero dello Sviluppo, invece, fanno trapelare una versione più armoniosa ma non meno verosimile. La nomina di Giavazzi, spiegano, non nasconde alcun attrito con Passera, né la volontà si scavalcare Giarda, anche perché Giavazzi dipenderà da Monti e Passera. Inoltre grazie all’opera del prof. bocconiano ci sarà una potenziale “operazione immagine” per l’esecutivo. L’editorialista del Corriere è il “liberista” per antonomasia che piace alla destra ma anche alla sinistra riformista, instancabile fustigatore del “corporativismo” italico che anche Monti dice essere rimasto vivo e vegeto e dei passi falsi della Confindustria guidata da Emma Marcegaglia. Come dire che anche una sua semplice relazione, specie se seguita da qualche decisione che vada nel senso indicato di limare i sussidi alle imprese, potrebbe dare lustro all’operato del governo. E poi, si nota in ambienti vicini a Passera, Giavazzi si occuperà degli incentivi pubblici gestiti anche da altri ministeri, non solo quelli dello Sviluppo economico.

di Michele Arnese e Marco Valerio Lo Prete

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