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Quell’errore di Alfano

Tasse sulla casa e altri guai in cui rischia di cacciarsi il segretario del Pdl

Angelino Alfano ha sentito l’esigenza di rivendicare il valore di principio dell’abolizione dell’imposta sulla prima casa (oggi rivendicata anche dalle confederazioni sindacali), il che ha innestato uno sgradevole botta e risposta con Mario Monti. Sul merito probabilmente Alfano ha ragione, dal punto di vista un po’ astratto dei principi. In pratica, però, quella riforma si è dimostrata purtroppo insostenibile, almeno per ora, come ha di fatto riconosciuto lo stesso Alfano votando il nuovo assetto dell’imposizione sulla casa. Porsi l’obiettivo di creare condizioni che permettano di limitare a un periodo definito la tassazione sulla prima casa è ragionevole, ma ciò richiede una costruzione politica ed economica meno identitaria e, soprattutto, più ancorata alla realtà attuale, tutt’altro che promettente.

E’ un caso specifico di un problema
più generale: per esercitare in modo efficace il ruolo di raccordo tra i moderati, il partito di Alfano deve identificare le ragioni – non solo esterne, non solo imprevedibili – che hanno determinato l’insuccesso della politica del “meno tasse per tutti”, uno slogan che se venisse riesumato sarebbe urticante per gli elettori che subiscono nei fatti il suo esatto contrario. Per prospettare una terapia anticrisi meno oppressiva e meno deflattiva purtroppo non bastano i richiami propagandistici, che rischiano persino di diventare controproducenti. Ora è all’ordine del giorno, seppure con un certo ritardo, il tema dei tagli alla spesa pubblica. E’ un tema liberale nella sua essenza, sul quale il Pdl può esercitare una funzione propulsiva, sempre nell’ambito della ricerca tenace e paziente di intese di coalizione. Perdersi nelle piccole polemiche, nella caccia all’errore o nel sarcasmo sui tecnici che chiedono aiuto ad altri tecnici è una tematica stantia che è meglio lasciare ad altri. Avere governato per lunghi periodi non è per il Pdl (come d’altronde per il Partito democratico) una garanzia di capacità di governo. Questo requisito di affidabilità, che non appare affatto indiscutibile ai cittadini che misurano sui loro bilanci privati l’insuccesso delle politiche pubbliche, va riconquistato dimostrando la capacità, se c’è, di confrontarsi con realismo con la situazione di fatto. Rinverdire polemiche del passato, persino se si hanno buone ragioni da sostenere, non è la strada giusta, perché è comunque un modo per guardare indietro e non alle sfide di oggi.

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