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La sferza salutare della Bce

I consigli di Draghi per evitare deleteri immobilismi governativi

L’asta dei Btp triennali non è andata secondo le previsioni. Infatti l’aumento del rendimento dei Btp a quota 3,89 per cento, con una crescita dell’1,3 per cento rispetto all’asta precedente, è preoccupante. Tanto è vero che il Tesoro ha rinunciato a piazzare tutti i tre miliardi che aveva in programma e si è fermato a 2,8 miliardi, nonostante una domanda in eccesso rispetto all’offerta (però a un prezzo salato). La luna di miele è quindi terminata. E la Bce nel suo bollettino diramato ieri, con le riflessioni sulla necessità urgente di imprimere una svolta sviluppista all’economia e con le dichiarazioni del suo presidente, fa capire che, adesso, non compra più titoli del debito pubblico degli stati membri, direttamente o indirettamente, per evitare che i governi e le banche si rilassino, dimenticandosi delle riforme che i governi devono approvare, proseguire o completare per attuare regole liberali capaci di uscire dalla stagnazione.

Questi segnali fanno capire che il compito del premier Mario Monti non è affatto terminato. Il generoso intervento della Banca centrale europea, prima con gli acquisti di titoli dei paesi periferici e poi con l’iniezione di liquidità di mille miliardi con prestiti triennali al tasso dell’1 per cento alle banche, ha certamente migliorato il quadro, con riguardo in particolare ai debiti dell’Eurozona, ma ha anche attenuato la spinta alle riforme (si veda il caso del lavoro in Italia) e alla crescita, da parte dei governi e delle forze politiche.
Per quanto riguarda l’Italia ci si era probabilmente illusi che Lady Spread fosse andata in pensione. E quindi sulla riforma del lavoro dal decreto si è passati al disegno di legge, dando così la deleteria sensazione che non ci sia più l’emergenza di rispondere alle indicazioni di Bruxelles e Francoforte. Le pulsioni neocorporative sindacali sono riemerse assieme al gioco dello scaricabarile della Confindustria. E’ ricomparsa anche la mania di escogitare nuovi contributi sociali anziché ridurli, mentre l’agenda della crescita mediante le  forze del mercato è stata accantonata come se un anno di recessione fosse inevitabile.
Insomma, la Bce ha suonato il campanello che annuncia che la ricreazione è finita, ricordando che la disoccupazione aumenterà, non per ragioni ideologiche ma perché occorre che noi completiamo i nostri “compiti”.

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