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Gli aiuti dall’alto

Lo stragista di Tolosa viaggiava all’estero con la copertura dei servizi

Il futuro terrorista è stato in Israele e poi in Pakistan e Afghanistan. Le versioni differenti delle intelligence straniere

Il caso del giovane francese di origine algerina che ha rivendicato l’uccisione di sette persone a Tolosa e Montauban nel nome di al Qaida apre una guerra tra servizi segreti. Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con il Foglio, la Direction générale de la sécurité extérieure (Dgse), ovvero l’agenzia francese che si occupa di spionaggio e antiterrorismo fuori dai confini nazionali, ha garantito per lui – come informatore – un ingresso in Israele nel settembre 2010, attraverso un checkpoint al confine con la Giordania. Il francese, Mohammed Merah, è entrato come “turista”, è stato tre giorni e poi è ritornato in Giordania, da dove è volato verso l’Afghanistan. Il suo ingresso in Israele, coperto dai servizi francesi, avrebbe dovuto provare al network jihadista la sua capacità di passare i confini grazie al passaporto europeo.

A questa informazione mancano riscontri ufficiali: ma c’è una conferma indiretta in una nota dissonante apparsa ieri sul quotidiano Haaretz, che cita fonti dello Shin Bet, i servizi segreti israeliani. L’articolo di Haaretz riprende il governo israeliano, che conferma l’ingresso di Merah in Israele, ma poi aggiunge che secondo lo Shin Bet non c’è traccia di un arresto del killer a Gerusalemme perché in possesso di un coltello, come invece sostenuto in un’intervista al Monde di Bernard Squarcini, capo della Direction centrale du renseignement intérieur (Dcri), il controspionaggio francese. Non è chiaro, inoltre, se Merah abbia o no visitato anche le aree governate dai palestinesi. Insomma: a diciotto mesi di distanza ci sono due versioni che non coincidono, non si sa se il francese sia stato arrestato o no e dove sia andato, e i servizi interni israeliani smentiscono il capo dei servizi interni francesi.

Succede anche con l’intelligence militare del Pakistan. La settimana scorsa, quando i giornali francesi hanno scritto per primi che Merah si era recato in Pakistan due volte e si era addestrato nei campi del Waziristan, il governo pachistano ha negato: “Non ci risultano suoi ingressi nel paese”. Domenica invece i servizi segreti pachistani e i talebani pachistani, che in più di un’occasione hanno provato di essere legati assieme da un intreccio di alleanze e favori fatti e ricevuti, sono diventati loquacissimi. Un portavoce dei talebani nella regione del Waziristan, Ahmed Marwat, ha telefonato a Reuters e Associated Press per dire che sì, Merah si è addestrato assieme a loro, smentendo così il governo francese che sostiene ufficialmente che il giovane “non si è addestrato né è stato in contatto con gruppi jihadisti”. Marwat ha però aggiunto: “Non sappiamo nulla degli attacchi in Francia. Non c’entrano con noi”. Lo stesso giorno due ufficiali dei servizi pachistani hanno contattato Ishtiaq Mahsud, corrispondente per Associated Press a Dera Ismail Khan, una piccola città nel Waziristan, per raccontare perché i servizi segreti francesi avrebbero un interesse vitale a coltivare e infiltrare informatori con il profilo di Merah: almeno 85 giovani francesi si sono addestrati – o ancora si stanno addestrando – nella regione del Waziristan del nord negli ultimi tre anni. Gli uomini sono in maggior parte francesi di origine araba, hanno formato un gruppo chiamato Jihad e Islami, hanno un comandante francese che si fa chiamare Abu Tarek e cinque di loro sono tornati in Francia nel gennaio 2011 per trovare altre reclute. “Non è chiaro”, dicono i due, se tra i cinque tornati ci fosse anche Merah – un’ammissione implicita della sua possibile presenza.

Il giovane francese ha fatto almeno due viaggi in Pakistan e due in Afghanistan. Le fonti che hanno parlato con il Foglio dicono che anche in quel caso c’era un’intesa: libertà di circolazione in cambio di informazioni preziose. Squarcini, il capo del Dcri, sostiene che Merah, assediato dalla polizia dentro l’appartamento di Tolosa, avrebbe detto di essere stato addestrato “da una singola persona” e non in un campo, in modo da “non spiccare in mezzo agli altri per la lingua francese”.

Ieri sono scattate le accuse preliminari per complicità in omicidio e terrorismo a carico del fratello arrestato, Abdulkader. Il sospetto è che lui abbia avuto un ruolo nel provvedere le armi a Mohammed e nel finanziare i viaggi in Afghanistan. Le accuse preliminari ora danno ai magistrati più tempo per le indagini. Il governo francese, in un primo momento, aveva sostenuto l’estraneità del fratello dai fatti.

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di Daniele Raineri   –   @DanieleRaineri

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