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Formigoni lancia Passera (a sua insaputa) perché Casini intenda

Dietro la candidatura del ministro dello Sviluppo c’è una trama che punta al listone neocentrista con Fini e Montezemolo

Corrado Passera è stato candidato (a sua insaputa) da Roberto Formigoni alla leadership del Pdl. Fosse capitato in un altro momento, l’intervista a Repubblica del governatore lombardo sarebbe stata archiviata nel partito di Silvio Berlusconi nel capitolo boutade (o tormenti formigoniani), ma stavolta non è andata così perché nel Pdl tutti sanno dei rapporti sempre più stretti tra il governatore e Pier Ferdinando Casini, ovvero l’uomo che punta a scomporre (per annettere) il partito del Cavaliere. “Passera non c’entra niente”, dicono gli amici del segretario Angelino Alfano, vittima del movimentismo centrista che in queste ore agita ogni tipo di retropensiero e sospetto nelle file del Pdl: “Qui c’è un progetto di riaggregazione neodemocristiana in atto”. D’altra parte Passera non ha bisogno di essere candidato da nessuno, il ministro dello Sviluppo in questa fase non è un giocatore passivo, ma un dispensatore di carte (e basterebbe vedere il suo attivismo sulle nomine in Rai, una partita nella quale le forze politiche ancora non sono riuscite a toccare palla).

Casini ha rinviato il congresso dell’Udc (inizialmente previsto per maggio) all’autunno prossimo, cioè dopo le elezioni amministrative che – salvo al momento imprevedibili novità – secondo i sondaggi dovrebbero essere una  débâcle per il Pdl. “E secondo voi cosa succederà un minuto dopo?”, si chiede Ferdinando Adornato dell’Udc: “Per i primi dieci giorni il Pdl cercherà la Lega, nella confusione più assoluta. Poi troverà noi”, cioè Casini e Gianfranco Fini. I due leader del Terzo polo hanno riscoperto un po’ del feeling perduto convergendo assieme all’Mpa di Raffaele Lombardo su un candidato unico a sindaco di Palermo: alleati di Formigoni (e con la simpatia di Franco Frattini) tutti hanno interesse a colpire Alfano e dunque l’unità di un partito che dalle dimissioni di Berlusconi ha subìto un violentissimo fenomeno di tribalizzazione. Ecco il piano: il segretario siciliano del Pdl dovrà perdere a Palermo (cioè in casa sua), incassando un durissimo colpo di immagine, e il Pdl tutto dovrà subire una flessione di consensi tale da accentuare le spinte centrifughe che già si manifestano in questi giorni. Saranno poi gli alleati centristi, all’interno del Pdl, a convergere – in autunno – al congresso che scioglierà l’Udc dando vita a un nuovo aggregato. Le possibili dizioni le ha declinate ieri Fini: “Partito degli italiani”, “Polo della nazione” o “Lista civica nazionale” (questo nome lo ha suggerito Luca Cordero di Montezemolo). Pronti, ma non è una novità, anche Claudio Scajola e Beppe Pisanu.

E’ questo scenario che ha portato ampi settori
fedelissimi al Cavaliere – pare anche Denis Verdini – verso l’ipotesi di una riforma elettorale di tipo proporzionale che, come spiega Altero Matteoli, “permetterebbe al Pdl di eleggere quasi lo stesso numero di parlamentari di adesso”. Avrebbe insomma, garantendo a tutti (o quasi) la rielezione, un effetto stabilizzante nei gruppi parlamentari e tra i dirigenti. A Casini va benissimo anche questa soluzione, e dunque cerca adesso di ridurre le variabili, contrastando attraverso Formigoni l’ala a vocazione maggioritaria e bipolarista del Pdl. Così ieri il capo dell’Udc ha iniziato le grandi manovre: “Prima la riforma costituzionale e solo dopo quella elettorale”, ha detto. Un modo per aiutare quanti nel Pdl lavorano contro le caute e instabili trattative sulla legge elettorale (un modello più favorevole ai grandi partiti, Pd e Pdl) tra Alfano e Pier Luigi Bersani. Difatti Casini si è un po’ spaventato del sogno del Cavaliere (“mi piacerebbe una grande coalizione tra noi e il Pd”) ma ha gioco facile nel fare leva sui timori diffusi nella classe dirigente del partito di Berlusconi. Se poi arrivasse anche la condanna del Cav. nel processo Mills, il suo progetto sarebbe persino più semplice da realizzare.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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