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Che fa Jeb Bush?

Mitt Romney e Newt Gingrich speravano di portarsi a casa l’endorsement di Jeb Bush prima delle primarie di oggi in Florida. Invece dall’ex governatore del Sunshine State solo silenzio. Non ha fatto come il padre George H.W., che già da tempo ha scelto Romney, preferendo piuttosto allinearsi al fratello George W. che si tenuto ben in disparte rispetto alla corsa verso la nomination di Tampa del prossimo agosto.

Sui silenzi e le mosse di Jeb si scrive di tutto, cercando di leggervi progetti ambiziosi e strategie ben precise. Jeff Zeleny ha scritto sul New York Times che “per un potenziale candidato alla Casa Bianca nei prossimi anni è preferibile non farsi coinvolgere, anche perché appoggiando Romney rischierebbe di entrare in conflitto con l’ala conservatrice del partito”. Il Weekly Standard ipotizza che se la corsa repubblicana dovesse portare a una convention aperta, senza una chiara maggioranza di delegati per un candidato, Jeb potrebbe farsi largo come una soluzione di compromesso in grado di unificare le anime del partito. Altra ipotesi che circola è quella secondo cui Bush aspetta di essere chiamato a comporre (in qualità di candidato vicepresidente) il ticket del Grand Old Party che affronterà Obama a novembre. Con Romney o Gingrich non farebbe differenza. Per questo non si esporrebbe in attesa di capire chi tra il milionario mormone dell’East coast e il vecchio speaker alla Camera riuscirà a spuntarla.

Infine, c’è chi affibbia a Jeb il ruolo di kingmaker nella lotta repubblicana, essendo in grado con il suo prestigio e la sua popolarità di promuovere un accordo tra conservatori e moderati per scegliere il candidato migliore. Ipotesi che Alex Pareene su salon.com ha definito ridicola, chiedendosi se per caso Bush sia un ipnotista. Molto più probabilmente, l’ex governatore della Florida non si rispecchia in nessuno dei contendenti in lizza e conseguentemente non avverte la necessità di schierarsi con qualcuno che rischia di arrivare a Tampa già troppo debole per sperare di insediarsi alla Casa Bianca il 20 gennaio 2013.

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