IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioLa giornata

Prove di grande coalizione in corso a Palazzo tra Pd e Pdl

Tra legge elettorale e regolamenti parlamentari, i due partiti maggioritari riprendono a fare politica. Insieme

Forse non è una grande coalizione, ma poco ci manca: Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano (con Silvio Berlusconi benedicente) hanno stretto un patto che fa contenti sia Mario Monti sia Giorgio Napolitano: la riforma della legge elettorale è cosa (quasi) fatta; mentre è cosa certamente fatta e approvata dai leader la riforma dei regolamenti parlamentari che ieri il Foglio ha pubblicato per intero. I gruppi dirigenti di Pd e Pdl non hanno voglia di pubblicizzare troppo la cosa, non vogliono dare al Terzo polo la sensazione di un “patto a due” che li escluda, ma di fatto è quello che sta accadendo in queste ore.

E’ stato giovedì notte che Berlusconi, a cena con il suo stato maggiore, vincendo le ultime resistenze di Ignazio La Russa (e altri ex di An), ha deciso di accendere i fari, togliere i cappucci, illuminare quei coni d’ombra dove la politica (e il Pdl) si era accucciata nelle ultime settimane; d’altra parte il meccanismo si era già avviato (ma dalle parti di Pier Ferdinando Casini) e il Cavaliere ha solo deciso di anticipare avversari e alleati. “In una partita a carte è meglio essere il mazziere”, così la decisione è presa: via libera a quella riforma dei regolamenti parlamentari sulla quale Gaetano Quagliariello (Pdl) e Luigi Zanda (Pd) lavoravano da due anni con la supervisione di Renato Schifani. Cos’è cambiato? “L’impulso più forte, per noi, lo ha dato Alfano. Adesso tra noi e il Pd sono venute meno le ragioni dettate dalle piccole convenienze contingenti. Tanto più che nessuno sa come sarà costituito il prossimo Parlamento”, dice Quagliariello riferendosi ai regolamenti parlamentari che “rafforzano il governo e il ruolo delle opposizioni”.

Così, mentre la riforma dei regolamenti
è pronta ed è già sulla scrivania del presidente del Senato, si lavora moltissimo anche alla riforma condivisa della legge elettorale. Ma “è prima necessario un accordo sulle riforme istituzionali: maggiori poteri al premier e ripartizione delle competenze tra Camera e Senato. La legge elettorale, come l’intendenza, seguirà”, dice sempre Quagliariello affettando cautela e confermando così, secondo l’interpretazione maliziosa del cronista, che né il Pd né il Pdl muoiono dalla voglia di far sapere a Pier Ferdinando Casini quanto si frequentino in queste ore. Difatti Bersani tace, mentre Alfano recupera le parole del Quirinale: “Modificheremo la seconda parte della Costituzione. L’architettura dello stato va modernizzata”. Nessuno ha interesse a irritare Casini (e Gianfranco Fini) in questo momento. “L’Udc ha collaborato molto. Sui regolamenti parlamentari ha avuto un ruolo fondamentale”, sostiene Quagliariello. D’altra parte, anche sulla legge elettorale, Casini siederà al tavolo delle trattative, ma il leader dell’Udc – questo l’obiettivo condiviso da Bersani e Alfano – non dovrà avere un ruolo di regia (come invece sperava lui). “Non possiamo farci prendere per mano da Casini e farci portare dove vuole l’Udc”, ripete al Cavaliere, da settimane, anche Denis Verdini. E il coordinatore nazionale del Pdl dà così voce alle preoccupazioni diffuse nel partito berlusconiano intorno al futuro delle alleanze (nell’imminenza delle elezioni amministrative previste per la primavera), ma anche e soprattutto intorno alla questione del sistema di voto. Proporzionale? Maggioritario? Bipolare? “Se non diamo noi le carte, finisce malissimo”, pensa Verdini, che osserva da tempo con preoccupazione le mosse dell’Udc: il congresso che Casini prepara per maggio, quando – pensa il leader democristiano – il Pdl sconfitto alle amministrative finirà con l’esplodere e lui potrà raccoglierne (selezionando) i cocci.
La riforma che il partito del Cavaliere e quello di Bersani sono orientati ad approvare è – come anticipato dal Foglio sabato scorso – un misto tra il modello spagnolo e quello tedesco: un sistema che piace a tutti, sia agli esperti di sistemi elettorali del Pd, Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti (che ne hanno scritto sull’Unità e su Europa) sia a Gaetano Quagliariello e persino a Ignazio La Russa. Si tratta di una modifica in senso maggioritario di una legge redatta ai tempi del governo Prodi proprio dal senatore e costituzionalista veltroniano Vassallo, che, in un report riservato del 2007, ne spiegava gli effetti: “Sovrarappresenta i grandi partiti (di almeno 5 punti), sottorappresenta lievemente i medi (di un punto), sottorappresenta molto o esclude i piccoli”. Certo non è una bozza sulla quale Pdl e Pd intendono arroccarsi, ma per i due maggiori partiti era necessario trovare – prima – un punto di intesa tra loro per evitare di essere scavalcati dalle forze del Terzo polo, che al negoziato dovranno esserci, sì, ma non più da una posizione di forza contrattuale.

E’ presto per leggere negli ultimi eventi la nascita di quella grande coalizione molto evocata da Enrico Letta (nel Pd) e da Franco Frattini (nel Pdl), ma l’impressione è che le cose precipitino rapidamente verso questo risultato finale, complice non poco il presidente della Repubblica. “Il Parlamento si impegni sulla riforma delle istituzioni e delle regole parlamentari ed elettorali per restituire ai cittadini la voce che a essi spetta innanzitutto nella scelta dei loro rappresentanti”, ha ripetuto ieri Giorgio Napolitano. E l’incastro dei fatti non è certo casuale: la crisi nei rapporti tra Pdl e Lega, la decisione del Cavaliere di tacitare i riflessi anti montiani nel suo partito, l’intensità dei negoziati tra Bersani e Alfano, la fortissima persuasione morale del presidente della Repubblica. L’interesse nazionale, che prende forma nel sostegno al governo Monti, sempre più – nelle segreterie di Pd e Pdl – finisce per coincidere con l’interesse particolare e politico dei due partiti che intravvedono il rischio esiziale della frammentazione. “La crisi dei partiti e del parlamentarismo si supera solo riformando e difendendo la politica”, dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Leggi l'editoriale Grosse Koalition all’italiana - Ascolta Il commento di Alessandro Giuli - Leggi il testo della riforma del Regolamento del Senato

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore

Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui