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Colazione da Monti

Primo assaggio di dialogo guidato per il tripartito

Pdl, Pd e Udc distanti sulle liberalizzazioni e dubbiosi sugli alleati. Si parla di Ue

Adesso questo governo ha una maggioranza politica”, ha esclamato Pier Ferdinando Casini, che non vedeva l’ora di poterlo dire, e che giudica la cautela di Angelino Alfano (“non è una maggioranza politica”) come una concessione necessaria del segretario del Pdl al neghittoso Umberto Bossi e allo scetticismo di un’ampia parte del suo partito. Non è stato il primo vertice, ma quello tra Mario Monti, Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini è stato il primo incontro pubblico, alla luce del sole, tra i leader dei tre partiti che sostengono il governo tecnico. “Non sono più soltanto ombre che si agitano nei corridoi laterali del Palazzo”, ammettono anche nel Pdl di Silvio Berlusconi dove è più forte, soprattutto nelle file della ex Alleanza nazionale, la componente Monti-scettica.

Oggi (martedì) alla Camera la maggioranza tripartita voterà insieme la prima mozione unitaria, sulla Giustizia. “Sarebbe stato impossibile appena pochi mesi fa”, dice Roberto Rao dell’Udc. Tre ore di colloquio a pranzo, una prima parte, intensa, alla presenza di Monti, e poi un corollario che ha visto l’uno di fronte all’altro i soli Alfano, Bersani e Casini. “Va bene, se ci riusciamo, lavorare sulla riforma della legge elettorale – ha detto il segretario del Pdl – ma dovremmo partire dai regolamenti parlamentari, su cui siamo praticamente d’accordo”. Casini ha fatto intravvedere ai due più cauti colleghi una possibilità: è vero che il consolidamento dei rapporti tra Udc, Pd e Pdl aiuta soprattutto Monti e rende più facili i suoi rapporti con il Parlamento, ma – ha spiegato Casini – se collaboriamo tra di noi avremo la possibilità di condizionare davvero il governo.

Con fare grave e pensoso, il professor Monti, in contatto costante con il governatore della Bce Mario Draghi (“la situazione è molto grave”), ha espresso delle valutazioni di estrema preoccupazione per i recenti sviluppi della crisi internazionale: la Grecia rischia grosso, e gli sforzi italiani potrebbero essere vanificati dall’immobilismo tedesco. L’eurovertice previsto per venerdì a Roma con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy è saltato, e il presidente del Consiglio pare incline a considerare ormai insostenibile la posizione rigorista della Germania: a Berlino sono sul punto di cambiare atteggiamento, ha detto Monti. Alfano, Bersani e Casini hanno ascoltato molto, e parlato un po’ meno: lavoreranno per arrivare nel tempo più breve possibile a una mozione unica in Parlamento a favore di un maggiore impegno delle istituzioni europee. Pdl, Pd e Udc convergono su un punto: i vertici intergovernativi non funzionano, se vogliamo salvare l’Europa è necessario valorizzare, e non umiliare, il Consiglio e la Commissione europea.

La trama resta fluida, e al di là del fatto – di per sé rilevante – di un primo vertice tra leader di partito, sulle liberalizzazioni l’accordo è lontano; specialmente tra Pd e Pdl, preoccupati dai sondaggi e ancora incerti nei rapporti con gli alleati (Di Pietro, Vendola e Bossi). Monti ha chiarito con i suoi tre interlocutori politici di avere recepito le loro proposte in materia. Ma per evitare una divaricazione troppo esplicita tra Alfano e Bersani, il professore si è sostanzialmente incaricato (o meglio ha incaricato Enzo Moavero Milanesi) di fare una sintesi “che terrà conto delle indicazioni di ciascuno”. Il pacchetto sulla crescita dovrebbe arrivare per decreto nel Consiglio dei ministri di giovedì.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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