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Pdl in ansia pre elettorale, tra nostalgie bipolari e derive centriste

La fase due del governo dovrà essere anche la fase due dei partiti, almeno così pensano, specularmente uguali, Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano (e Silvio Berlusconi). Incombono le elezioni amministrative, la percentuale degli indecisi nei sondaggi supera il 40 per cento, e i partiti– finora più spettatori che attori delle mosse di Mario Monti – “camminano sulle uova. Hanno tre mesi di tempo per ridarsi un profilo e una identità chiara nel nuovo scenario”, dice il capo di Euromedia Research, Alessandra Ghisleri. Chiusa (così almeno pare) la fase della manovra economica, delle tasse, e dell’urgenza di fare cassa, “che ci ha fatto stare tutti freddi e prudenti”, dice l’ex ministro Giancarlo Galan, adesso Pd e Pdl si attrezzano per recuperare spazi di manovra da far valere sull’agenda di governo: liberalizzazioni e mercato del lavoro. “Dobbiamo riuscire a condizionare Monti. I partiti rivendicano le proprie responsabilità”, dice Maurizio Gasparri; mentre il Pd ha preparato una proposta unitaria di riforma sul lavoro (da sottoporre anche al resto della maggioranza tripartita, Pdl e Udc).

Le intese tra i partiti – se ci saranno – dovranno cominciare dai provvedimenti per la crescita. Legge elettorale e riforme istituzionali restano al palo e a Giorgio Napolitano è stato fatto capire che i partiti preferirebbero di gran lunga che la Corte costituzionale, dopodomani, bocciasse – anche solo parzialmente – il referendum per l’abolizione dell’attuale sistema di voto. D’altra parte è troppa l’incertezza sulle future alleanze, come ha fatto notare Berlusconi ad Alfano nel corso di una telefonata di auguri durante la pausa tra Natale e Capodanno. “Dobbiamo riavvicinarci a Casini, anche utilizzando lo strumento della riforma elettorale”, ha detto il Cavaliere al segretario del Pdl. Il partito si riunisce stamattina per discuterne, e forse di nuovo anche stasera alla presenza dell’ex premier. Berlusconi non esclude affatto una inversione proporzionalista persino seguendo il modello tedesco, ma nel Pdl i più vorrebbero conservare l’impianto bipolare e, con il modello spagnolo, strizzano l’occhio a Pier Luigi Bersani. Esiste una vecchia bozza siglata Veltroni-Berlusconi. “Un sistema che favorisce i grandi partiti, penalizza un po’ i piccoli, annulla i piccolissimi”, ha spiegato il costituzionalista del Pd Salvatore Vassallo. A Pier Ferdinando Casini non piace per niente.

I sondaggi preoccupano tutti, tutti i partiti sono in flessione e nemmeno Lega e Idv, che pur guadagnano dall’opposizione al governo Monti (sceso al di sotto del 50 per cento dei consensi), riescono a raccogliere con risultati apprezzabili la schiuma di una crescente sfiducia dell’elettorato nei confronti delle forze politiche di ogni segno, del Parlamento tout court, delle istituzioni europee e delle banche. “La seconda fase del governo Monti sarà soprattutto una fase di riassetto della politica. Nuove proposte all’orizzonte”, dice l’ex ministro Roberto Maroni, che da tempo osserva con attenzione Corrado Passera (nei sondaggi, il ministro dello Sviluppo va meglio di Monti e Andrea Riccardi). Anche Luca Cordero di Montezemolo ha commissionato un sondaggio intorno all’ipotesi di una “lista civica nazionale”, tra i candidati il procuratore antimafia Pietro Grasso. E nelle segreterie dei partiti si percepisce un ticchettio frenetico: l’orologio biologico della Seconda Repubblica. Per alcuni è un conto alla rovescia da fermare a ogni costo. Ogni volta che l’argomento viene sollevato in presenza di Berlusconi, il Cavaliere ripete, ma con sempre minore sicurezza: “Non si candideranno. Monti me lo ha garantito”. Anche qui, Casini, si sa, la pensa tutta in un altro modo.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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