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Niente crescita senza giustiza

Perché la ripresa passa anche per una vera riforma del sistema giudiziario

Il blocco del credito, che è l’espressione più evidente della fase critica dell’economia internazionale, in Italia ha un’aggravante storica, la lentezza della giustizia civile, che rende biblici i tempi di esazione dei crediti incagliati. In una fase in cui è essenziale che si attivino investimenti, interni e provenienti dall’estero, l’Italia è costretta a partecipare a questa competizione con una tara pesantissima. In Italia, si dice nelle piazze internazionali, i frutti degli investimenti sono più incerti, perché nessuno è in grado di garantire l’esazione del credito. Se questa è la questione centrale che si oppone alla possibilità di ripresa e di crescita, il governo ha il compito di rimuoverne le cause, cominciando a pagare i suoi debiti nei confronti delle imprese, che arrivano  a circa 90 miliardi, magari anche in titoli di stato, e deve intervenire sulla paralisi della giustizia con riforme urgenti ed efficaci. L’altro grande spauracchio che rende difficile investire in vaste zone dell’Italia, quelle in cui è presente e pressante la criminalità organizzata, è il rischio di essere sottoposti a vessazioni economiche.

Anche in questo campo bisogna proseguire l’azione condotta con efficacia contro le cosche, il che richiede anche una riorganizzazione degli uffici giudiziari del sud, che nelle zone più esposte soffrono di gravi carenze, anche per la difficoltà a trasferire magistrati dove più sono necessari. Anche su questo fronte è necessaria e urgente una riforma, che sia in grado di forzare le resistenze corporative che, in nome del principio dell’indipendenza della magistratura, hanno determinato l’attuale situazione di squilibrio. In una fase in cui si è chiesto, o meglio imposto, ai pensionati e pensionandi, ai piccoli risparmiatori, ai proprietari della propria casa, un carico eccezionale, sarebbe il caso di ridurre il costo colossale che grava sulla società e sull’economia per l’autoreferenzialità della casta giudiziaria. Finora ogni intervento in questa materia è stato faticosissimo, perché si sosteneva che nascondesse un intento di ritorsione per le inchieste giudiziarie condotte (spesso in modo persecutorio) nei confronti di Silvio Berlusconi. Oggi questo presunto ostacolo è venuto meno, di conseguenza non ci sono pretesti da opporre a interventi che si pongano seriamente l’obiettivo di ridurre i tempi dei processi, di semplificare la procedura civile, di imporre a un corpo dello stato, quello giudiziario, gli stessi criteri di utilizzazione in base alle necessità del servizio che valgono per tutti.

Troppe volte le opposizioni al precedente governo hanno sostenuto che la giustizia non si poteva toccare per le dispute tra l’esecutivo e la magistratura. Sarebbe il caso di verificare oggi se quello era solo un pretesto e se, anche in questo campo, si può far prevalere l’interesse generale su quello di una corporazione.

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