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La persistenza del montismo

La lezione del Preside alla politica non passerà in fretta, e Casini lo sa

Per il leader udc “Monti e i suoi ministri resteranno” e bisogna farci i conti. La golden share dei futuri schieramenti

La persistenza del montismo. “Per noi il banco di prova sarà come si muoveranno i partiti rispetto all’esperienza del governo Monti: da qui trarremo le conseguenze per le nostre alleanze”, ha detto ieri Pier Ferdinando Casini al Corriere della Sera prima di aggiungere che “Monti e i suoi ministri resteranno in politica e noi dobbiamo invitarli a un lavoro comune”. Il leader dell’Udc si rivolge ai potenziali alleati, sia al Pdl sia al Pd, che lo corteggiano e che forse nelle ultime settimane si sono mossi secondo uno schema affatto diverso. “Da oggi mi occupo della campagna elettorale”, ha detto, per esempio, Silvio Berlusconi non troppi giorni fa. Casini, al contrario, pensa che con Monti cambi tutto: il sistema dei partiti si rimescola – dice il leader centrista – e per lungo tempo non ci potrà essere nessuno capace di muoversi al di fuori dello schema del rigore (anche economico) montiano.

Il capo dell’Udc, potenziale detentore
della golden share di qualsiasi futura maggioranza politica, l’uomo conteso da Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano, resta in equilibrio tra i due poli di quello che lui chiama con un po’ di disprezzo “il bipolarismo muscolare” e comunica loro che la parentesi del governo Monti non sarà breve. “Casini vuole guadagnare tempo per smontare l’attuale sistema istituzionale e dei partiti, e può riuscirci”, dice Mario Sechi, direttore del Tempo. “Lo stato di eccezione nel quale si muove la politica, la soluzione Monti, si preannuncia come un periodo lungo. Sbagliano quelli che pensano a elezioni a breve o a un ritorno dello status quo ante. Non si torna più indietro. Il sistema della politica si modificherà per effetto della crisi e della soluzione tecnocratica”. Casini starà lì, immerso nel Palazzo, impegnato anche in una contesa con le rimanenti forze del bipolarismo maggioritario. E Monti? “Casini lo candida al Quirinale”.

Roberto Rao è forse il deputato, nell’Udc, più vicino al leader. Dice Rao: “Casini ha molto esplicitato la sua posizione. Il governo Monti non è una parentesi ma è l’esperienza che archivia il bipolarismo per come lo abbiamo conosciuto in questi anni. Tutto questo noi lo diciamo con un sorriso e allargando le braccia agli amici degli altri partiti, non c’è ostracismo nei loro confronti”. Nella nuova architettura neocentrista, proporzionalista e neodemocristiana c’è spazio per tutti. E il messaggio, rivolto a quanti coltivassero ancora speranze da vocazione maggioritaria (o liberale: “meno tasse”), è dunque doppio. A voler essere malevoli suona così: arrendetevi e non sarete passati per le armi. “Il papocchio è in agguato, le alleanze della Seconda Repubblica sono finite, anche Lega e Pdl prendono strade divergenti. Roberto Maroni è la cartina di tornasole di nuove ipotesi anche sorprendenti”, dice Mario Sechi. Che poi aggiunge: “Però in politica esiste anche l’imponderabile. Nel 1994 l’arrivo di Silvio Berlusconi cambiò il corso degli eventi, che sembrava già scritto nella vittoria di Occhetto. Casini invita i ministri di Monti a restare in politica, e tra questi c’è Corrado Passera…”. L’unico in grado, a condizioni economiche migliorate, di modificare e superare il montismo come categoria del nuovo spirito politico italiano.
A gennaio la Corte costituzionale deciderà se ammettere il referendum che annullerebbe la legge elettorale. E già in queste ore, nella maggioranza tripartita che sostiene Mario Monti (Pd, Pdl e Udc) si discute di una riforma. “Va modificata e vanno fatti anche interventi costituzionali”, ha detto Massimo D’Alema che all’interno del Pd si configura come un alleato dello schema di Casini. Al contrario, dicono che Bersani si prepari a una apertura di credito al Pdl di Alfano (in senso bipolarista).

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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