Pubblichiamo il discorso di commiato che il direttore del New York Sun, Seth Lipsky, ha tenuto il 29 settembre alla redazione.
E’ mio dovere informarvi oggi che io, Ira Stoll e tutti i nostri soci abbiamo deciso che il Sun cesserà le pubblicazioni. Il nostro ultimo numero sarà quello del 30 settembre, il primo giorno di Rosh Hashanah. Voglio che sappiate che io, Ira e i nostri soci abbiamo cercato ogni possibile soluzione per evitare di prendere questa decisione. Abbiamo parlato con ogni persona che avrebbe potuto diventare un possibile socio, e siamo stati ricevuti ovunque con cortesia e rispetto. Sono un ottimista per natura e ho tenuto alta la speranza di una soluzione positiva fino alla fine di questo pomeriggio. Ma, tra i numerosi problemi che avevamo di fronte, c’era anche il fatto che questo mese – per non parlare poi questa settimana – è stato certamente quello peggiore di tutto il secolo nella raccolta dei fondi, e alla fine ci siamo ritrovati non soltanto a corto di soldi ma anche di tempo.
Ci troviamo quindi di fronte a questo triste momento. E’ sempre triste per un giornale cessare le pubblicazioni, e lo è ancora di più per un giornale particolarmente amato tanto dai suoi creatori quanto dai suoi lettori, che gli sono rimasti fedeli in tutti i suoi sei anni e mezzo di vita. Ma voglio anche dirvi che la decisione di chiudere il giornale non è stata presa in modo avventato; è invece la logica conseguenza della nostra valutazione sulle possibilità di pubblicare un prodotto che garantisse un certo profitto. Questo è sempre stato un rischio, e l’eroismo dei nostri finanziatori è quindi ancora maggiore. Fino alla fine ci hanno offerto milioni di dollari se fossimo riusciti a trovare i soci di cui avevamo bisogno. Non ho difficoltà a dirvi – come ho detto a loro – che sono estremamente dispiaciuto per il fatto che non siamo riusciti a restituire loro i capitali che avevano investito su di noi. Ciononostante, non abbiamo sentito una sola parola di rimprovero da nessuno di loro, il che sottolinea come non sia stato soltanto in vista di un profitto che avevano investito in questo giornale. Lo avevano fatto anche in nome di altri ideali. Avevano investito nell’ideale dello scoop, nell’idea che le notizie sono lo spirito della democrazia e nei principi a difesa dei quali ci siamo schierati nelle nostre pagine editoriali: un governo onesto e limitato, uguaglianza davanti alla Costituzione e alla legge, libero mercato e una politica estera determinata nel sostegno della libertà e della democrazia. Avevano investito su di noi perché apprezzavano il modo in cui il Sun rifletteva il dinamismo della nostra città e promuoveva i suoi interessi nel dibattito nazionale.
E avevano investito nella gioia con la quale raccontavamo la vita culturale di New York, nella nostra prontezza ad assumere la difesa di tutti coloro che troppo spesso non hanno alcuna protezione, nella vivacità dei nostri servizi sportivi e nel nostro impegno a creare una comunità unita e a darle voce. I nostri finanziatori mi hanno chiesto di dirvi che sono profondamente orgogliosi di tutto quanto avete compiuto – sentimento che è stato espresso con grande forza dal nostro presidente fondatore, Roger Hertog, nell’ultimo incontro che abbiamo avuto. Sono certo che questo orgoglio vale non soltanto per i nostri reporter e i nostri editorialisti ma anche per tutto il personale che si occupava dell’amministrazione, della distribuzione e della pubblicità, che, pur trovandosi in un ambiente estremamente difficile, dove quasi tutti i giornali vedono ridursi le tirature e i proventi pubblicitari, hanno saputo lavorare con grande efficienza, assicurando consistenti guadagni. Siamo rimasti tutti sorpresi e direi quasi mortificati dallo straordinario sostegno e dalla solidarietà che ci sono stati dati fin da quando abbiamo annunciato, un mese fa, che il giornale rischiava di chiudere. Il sindaco Bloomberg, nonostante le nostre diverse posizioni su parecchie questioni, è sempre stato un nostro fedele lettore e incoraggiatore. Abbiamo ricevuto messaggi da alcuni dei nostri più autorevoli rabbini e da Sua eminenza il cardinale Edward Egan. Tre ex governatori dello stato di New York hanno parlato dell’importanza del Sun, e tra questi in particolare il governatore George Pataki, che lo ha definito “il giornale migliore di New York”.
Tra i messaggi che mi hanno maggiormente toccato ci sono quelli di molti lettori che esprimevano quanto fosse importante per loro il Sun e quelli inviati da persone o istituzioni con le quali ci trovavamo spesso in disaccordo sulle principali questioni politiche. Il Central Labor Council e il presidente del sindacato insegnanti, Randi Weingarten, il presidente del New York City Council Christine C. Quinn, il controllore William C. Thompson, il patrocinatore pubblico Betsy Gotbaum e tutti coloro che hanno parlato con i nostri reporter, che ci hanno scritto o chiamato per farci sapere quanto apprezzavano l’intelligenza, la passione e l’energia che caratterizzavano tutte le pagine di questo giornale. E’ più che naturale che quando chiuderemo i battenti saremo oggetto di qualche presa in giro e di derisione, esattamente come lo siamo stati quando abbiamo iniziato. Non lasciatevi scoraggiare da queste cose. A chi vi dirà: “Te l’avevo detto, lo sapevo che avreste fallito”, voi potrete rispondere: “Non c’è da meravigliarsi che non ti sei unito a noi”. E tutti voi – reporter, editorialisti, critici, fotografi, segretari, direttori vendite, amministratori, tecnici, autisti – potrete dire ai vostri bambini e ai vostri nipoti o anche solo ai vostri amici non soltanto che avete fatto parte di un grande giornale ma anche che lo avete fatto nel rispetto dei principi in cui credete e che avete lavorato al fianco di alcuni dei più grandi giornalisti della vostra generazione.
Nella nostra ultima riunione, Ira Stoll ha osservato che questa non è la prima volta che io e lui abbiamo dovuto rinunciare a un giornale che amavamo profondamente. Ma abbiamo entrambi imparato, dopo l’esperienza del Forward, che una grande avventura editoriale può portare a un’altra, magari ancora più grande. Alla fine della riunione, mentre ci stringevamo la mano, Ira mi ha detto che voleva ringraziarmi per avergli offerto la possibilità di vivere questi sette anni al Sun. E ha aggiunto che non li avrebbe cambiati con nulla al mondo. Ho contraccambiato i suoi ringraziamenti. Non avrei mai potuto avere un collaboratore migliore. Anch’io non cambierei questi anni con nulla al mondo. Io e Ira vogliamo ringraziare anche tutti voi. E’ stato un grande onore lavorare con voi, e sono certo che avrete tutti una brillante carriera davanti a voi.
di Seth Lipsky
direttore del New York Sun
(traduzione di Aldo Piccato)
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