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Putin contro i tigrotti della Somalia

I bucanieri somali stanno svelando al mondo la rete di traffici sporchi attorno all’Africa orientale. Governi in imbarazzo. La Faina sorvegliata a vista dagli americani, le forze speciali russe pronte all’arrembaggio

Cattivi i bucanieri somali e cattivi anche i traffici al largo dell’Africa orientale. Gli arrembaggi contro le navi che transitano davanti alle coste del Puntland (davanti per modo di dire, il limite di sicurezza antipirateria è salito da 50 a 200 miglia nautiche) mettono in imbarazzo tutta la Est coast dalla Tanzania su fino a Gibuti. I pirati prendono i bastimenti e poi scoprono carichi proibiti, in viaggio verso destinazioni ancora più proibite. Prima il caso del cargo dall’Iran piena di armi e di sostanze radioattive, che causano malessere e perdita di capelli nei somali che avvicinano il misterioso carico. Gli americani si tengono a poca distanza, pronti a pagare il riscatto soltanto per poter vedere che cosa contiene la stiva e incastrare Teheran. Ora il caso della Faina, il cargo ucraino con equipaggio russo, lettone e ucraino – venti uomini – sequestrato assieme a due altre navi e in questo momento all’ancora vicino alla rada somala di Haybo. A bordo ci sono trentatré carri armati, cannoni, quattordicimila munizioni, batterie antiaeree, centocinquanta lanciagranate a razzo Rpg-7. Finora tutti i tentativi di capire chi sia il proprietario e quale sia il porto di partenza sono finiti nel nulla. L’ipotesi numero uno è che tutto fosse destinato ai guerriglieri islamisti che stanno vincendo in Somalia, a terra, ma è stata scartata in fretta perché non sarebbero in grado di servirsene. L’ipotesi numero due è che fosse un carico per il presidente-dittatore sudanese Omar al Bashir, in violazione dell’embargo contro il responsabile dell’eccidio nel Darfur. La Faina era in viaggio verso Mombasa, porto del Kenya. Il governo di Nairobi nega di fare da intermediario tra i trafficanti di armi e Sudan e dice che le armi servono alle proprie forze armate. Ma a novembre scorso un treno con diciassette carri armati identici a quelli trasportati sulla Faina era deragliato a Kokotoni, trenta chilometri a nord di Mombasa. Stava andando verso il Sudan , ma l’area era stata isolata subito dall’esercito kenyota, che aveva impedito ai giornalisti di scattare fotografie. Andrew Mangura, direttore del programma di assistenza ai marinai dell’Africa orientale, che per primo ha rivelato dei corazzati diretti in Sudan, è stato arrestato mercoledì notte. “Stava creando allarmismo – ha detto la polizia – e aveva pure due euro di marijuana”.
“Questa volta i pirati hanno vinto la lotteria – dice un esperto di armi somalo – non sanno che farsene dei carri, a parte farsi pagare i venti milioni di dollari di riscatto. Invece le armi leggere e i cannoncini antiaerei Zu 23 andranno a ruba sul mercato somalo”. Gli Zu 23 risalgono al periodo d’oro dell’industria bellica sovietica, e come tali sono vecchiotti ma conservano un’efficacia tremenda. In origine pensati per abbattere aerei Nato in volo sulle pianure russe a tre chilometri di altezza con raffiche durevoli di superproiettili, tra i tetti bassi e le strade di Mogadiscio faranno sfracelli. Gli islamisti somali, nel dubbio, chiedono ai pirati di distruggere le armi: “Sono fatte per distruggere la Somalia”. Ma venti milioni di dollari equivalgono più o meno a tutto il resto del bottino 2008 della filibusta africana, frutto di più di sessanta assalti dal mare. Anche nel caso della Faina, gli americani si tengono per ora a poca distanza, pronti a intervenire. Intanto, sta arrivando sul posto la Neustrashimy, l’Impavida, fregata lanciamissili russa con a bordo commando delle forze speciali. Ad aprile e a settembre i francesi hanno compiuto due blitz impeccabili contro i pirati, catturando i rapitori e mettendo in salvo gli ostaggi. Ma gli uomini di Putin, in fatto di liberazione di sequestrati, hanno una storia recente disastrosa: il teatro Dubrovka di Mosca e la scuola di Beslan.

di Daniele Raineri

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