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La soluzione è a Francoforte

Bene gli Eurobond, ma serve soprattutto una Bce interventista

La Commissione europea domani approverà un libro verde con le proposte sugli Eurobond, un progetto caldeggiato da vari importanti politici ed economisti, in varie versioni. Le proposte della Commissione di Bruxelles sono tre, ma le prime due che implicano che tutto il debito degli stati dell’euro sia convertito in Eurobond o che ciò avvenga per il 60 per cento del pil non sono attuali, perché comportano modifiche del Trattato europeo e la possibilità che gli stati membri che non ne rispettano le regole di bilancio stabilite, siano commissariati da Bruxelles. Una struttura tecnocratica dell’Unione europea, con un potere enorme per la Germania in cambio della garanzia al debito degli altri stati dell’euro. Ciò che la Germania stessa rifiuta.

La terza versione implica l’emissione di Eurobond, garantiti pro quota dagli stati membri per l’acquisto eventuale di loro debito, in aggiunta al Fondo europeo di stabilità finanziaria che ha una provvista di mezzi limitata e non è ancora decollato. Dunque una soluzione che potrebbe essere utile per accrescere i mezzi di questo Fondo, con un veicolo finanziario connesso. Ma qualsiasi strada si scelga, la questione da risolvere è il ruolo della Banca centrale europea di prestatore di ultima istanza, per l’obiettivo della stabilità finanziaria, che le dà il trattato di Maastricht col vincolo delle norme sui bilanci eccessivi. La Bce si sta muovendo lentamente, con la dichiarazione che farà acquisti di debito degli stati dell’euro entro il limite di 20 miliardi di euro mensili, cioè 240 annui. Ma dichiara anche che l’onere di garantire il debito degli stati dell’euro compete ai singoli governi mediante le loro politiche di bilancio e al Fondo europeo di stabilità.

Una soluzione per lo scioglimento del dilemma sulle competenze, che così si delinea, potrebbe essere quella che il Fondo salva stati (Efsf) diventi una banca, che potrebbe rivolgersi alla Banca centrale europea con sede a Francoforte per i rifinanziamenti. Così la funzione dell’Eurotower di prestatore di ultima istanza ci sarebbe, ma si diluirebbe. L’essenziale però è risolvere questo nodo, per evitare che l’appartenenza all’euro diventi, per gli stati diversi dalla Germania, un fardello troppo oneroso per le loro finanze e per il loro diritto alla democrazia.

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