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Vi spiego la "rivoluzione"

Frattini racconta il decretone, e dice la sua su partito e politica

“Per un magico incastro siamo nelle condizioni, anzi siamo praticamente costretti, a fare le riforme liberali che non siamo riusciti a fare in diciassette anni. Quasi non ci credo”, dice Franco Frattini. Il ministro degli Esteri ieri ha visto imporsi in Consiglio dei ministri una linea, sviluppista, che legittimamente considera anche un po’ sua. “La lettera all’Europa è diventata il nostro programma di governo”, spiega Frattini. “Silvio Berlusconi non ha nessuna intenzione di chiudere la sua parabola politica con una sconfitta che passi attraverso provvedimenti di austerity. Abbiamo deciso la deregulation sulle infrastrutture, di liberalizzare le professioni e i servizi pubblici locali, di anticipare al 2012 lo scalone. E’ quello che chiede l’Europa ed è quanto ha auspicato, riferendosi a una necessaria ‘larga condivisione’, anche il presidente della Repubblica. Abbiamo recepito per intero la proposta di Pietro Ichino, senatore e giuslavorista del Pd, sul mercato del lavoro: tireremo l’Italia fuori da questa crisi internazionale. Il Pd e le altre forze di opposizione cosa faranno? Davvero vogliono votare contro la lettera con la quale il nostro paese, tutto, si è impegnato di fronte all’Europa? Berlusconi si presenterà in Parlamento, voglio vedere in faccia chi avrà il coraggio di dirgli ‘no’”.

La linea impressa ieri ha un po’ rivoltato la situazione, proprio quando Berlusconi sembrava indirizzato alla crisi di governo. Pier Ferdinando Casini ha speso quasi l’intera giornata in contatti con parlamentari del Pdl. A Cirino Pomicino (che ha tenuto persino una riunione ieri alle quindici), Casini ha dato l’incarico di sondare gli ambienti neodemocristiani del Pdl con la promessa di candidature e di una costituente popolare nella quale confluire tutti, compresa l’Udc che dovrebbe sciogliersi. Manovre che puntano a sfilare uomini alla maggioranza. La data prefissata per la caduta è il 15 novembre. Ma ieri le cose sono un po’ cambiate. “C’è un programma liberale che il senso di responsabilità impone a tutti di votare, opposizioni comprese”, dice Frattini. “Io quelli che minacciano di lasciare il Pdl, di non votare più la fiducia al governo un po’ li capisco – spiega il ministro – Troppi parlamentari di peso, troppo a lungo, sono stati trattati come meri pigiatori di tasti, scavalcati da una gestione romanocentrica, ottusamente verticistica del Pdl. Ma le cose stanno migliorando, Angelino Alfano è nato per questo, per fare del Pdl un partito di primarie che valorizzi la rappresentanza. Bisogna dargli fiducia: Alfano va reso completamente libero di agire e portare a termine il suo mandato. Agli scontenti, che rispetto e capisco, vorrei dire anche che ora il governo, che poteva dare l’impressione di essersi impantanato, ha invece una prospettiva, e un progetto per i prossimi diciotto mesi”. Il Cavaliere punta a tirare fuori, lui, l’Italia dalla tempesta finanziaria.

Intende farlo da presidente del Consiglio con l’idea, chiara, di non ricandidarsi – lo annuncerà – alle prossime elezioni. “Ad Alfano vuole affidare un partito solido, non le macerie del berlusconismo”.

“Al Quirinale non c’è un presidente che autorizzerà ribaltoni o nuovi governi che non siano puramente tecnici. Chi oggi nel Pdl pensa di sfilarsi rischia in realtà di provocare le elezioni anticipate”, dice Franco Frattini. E il ministro degli Esteri si rivolge ai Roberto Antonione, il deputato che ha già lasciato il partito, ai Fabio Gava, alle Giustina Destro, forse anche ai Claudio Scajola “e ad altri casi meno noti di cui ho contezza”, dice. “Si rivoterebbe con questa legge elettorale fatta di listoni bloccati. Chi li ricandida?”. Casini, e dicono anche Luca Cordero di Montezemolo, stanno promettendo proprio questo: la candidatura. “Quei parlamentari devono stare con noi”, risponde Frattini. “E’ tutta gente che ha visto nascere Forza Italia, molti di loro li conosco. Antonione è stato coordinatore di FI, è stato mio sottosegretario agli Esteri ed è una persona per bene che soffre non perché cerca un posto, ma perché è stato messo nelle condizioni di non poterne più. Noi dobbiamo impegnarci per recuperarli tutti al Pdl e al progetto del Ppe italiano, sono personalità che rappresentano e condividono a pieno le nostre idee”.

Eppure minacciano di andarsene, di non votare più nemmeno la fiducia. “Il Pdl deve fare autocritica: primarie, selezioni dal basso della classe dirigente, più qualità e rispetto della rappresentanza. Anche la riforma della legge elettorale deve servire a questo con l’introduzione (almeno) delle preferenze: non deve più accadere che i nostri uomini che raccolgono consenso, che coltivano un rapporto con il territorio, finiscano in balia dei coordinatori nazionali, quelli che compilano le liste elettorali. Il 2 luglio scorso, al consiglio nazionale del Pdl, Alfano ha indicato i tre assi sui quali deve ruotare il rinnovamento del partito: la costituente per un partito popolare italiano, la valorizzazione del merito e della capacità individuale anche attraverso le primarie, il ripristino di regole di moralità nel fare politica. O seguiamo questa strada, o ci ritroveremo una brutta Italia primorepubblicana e proporzionalista”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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