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Ecco come non si protegge l’euro

Parlando in cagnesco ma tentennando sui fatti. Come fa Merkel

Ecco i risultati dell’“effetto Berlino”, come lo chiamano gli analisti: Piazza Affari ha chiuso ieri a meno 2,3 per cento, Francoforte a meno 1,9 e Parigi a meno 1,5. Merito, diciamo, dell’ennesima dichiarazione fuori tempo arrivata dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, la quale ha detto che sperare che il Consiglio europeo di domenica prossima risolva tutti i problemi della zona euro “è un sogno impossibile”. Probabile, ma intanto più che mandare segnali allarmanti sarebbe utile concentrarsi per risolvere il detonatore della crisi: è necessario ristrutturare il debito pubblico della Grecia. Il che significa imporre a banche, assicurazioni e fondi pensione, perdite superiori al 21 per cento del valore nominale dei bond greci concordato in luglio.

Le notizie venute dal G20 dei ministri delle Finanze sono incoraggianti: l’haircut dovrebbe aggirarsi intorno al 50 per cento e le banche saranno costrette a ricapitalizzarsi. D’altronde è chiaro: chi ha troppo rischiato, chiudendo gli occhi di fronte a un’economia che si reggeva sulla spesa pazza, non può che rimetterci. Pena l’aggravamento del cosiddetto “azzardo morale”. Poi certo, oltre i principi, aiuta il realismo: per questo, per attutire i possibili effetti di un default controllato sul mercato europeo del credito, servirà rafforzare i meccanismi comunitari di gestione dell’attuale fase economica. Primo: la Germania farebbe bene ad accettare un rafforzamento del Fondo salva stati, o con ulteriori risorse o consentendo allo stesso di fornire garanzie collaterali sui debiti sovrani. Secondo: Berlino comprenda che una Bce meno avara e più fantasiosa sarebbe l’unica Banca centrale veramente utile.

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