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La piazza e la lista pazza

Uova strapazzate oppure ovazioni (copyright Crippa)

Piero Manzoni le marcava e le vendeva come opere d’arte, gli Skiantos le tiravano al pubblico

Prima della merda d’artista in scatola, Piero Manzoni pensò all’uovo. Una fotografia del giugno 1960 lo ritrae mentre ingolla soddisfatto un uovo sodo. Per lui, frequentatore imperterrito di bar, era un gesto familiare. Allora l’uovo sodo si trovava ancora sul bancone di certe osterie milanesi. Servivano da zavorra, per preparare lo stomaco a reggere più alcol. A Milano le uova sode più apprezzate si trovavano di un bar scalcagnato chiamato Moscatelli. Provenivano, secondo un cartellino scritto con calligrafia incerta, direttamente dal pollaio della famiglia Roncalli a Sotto il Monte.
Come il borghese gentiluomo di Molière che parlava in prosa senza saperlo, molti ingoiavano il loro ovetto senza avere il sospetto di compiere un gesto artistico. Non così Piero Manzoni che, abitato da un demone simile a quello di Mida, aveva il dono di trasformare in arte tutto quello che toccava. Fu così che quel 21 giugno del 1960, in un evento (allora l’uso di performance non era ancora di moda in Italia) intitolato “Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte”, offrì agli intervenuti centocinquanta uova sode trasformate dal suo tocco in opere d’arte.
Felici di partecipare alla comunione artistica gli entusiasti non hanno pensato di conservare le uova. Più previdente dei suoi comunicandi, e perfino del suo profeta Marcel Duchamp, che solo le ristrettezze della vecchiaia convinsero a firmare molti anni dopo alcuni multipli del celebre pisciatoio, Piero Manzoni ne conservò un certo numero. Protette dalla bambagia in scatolette di legno, marcate da una impronta digitale dell’artista, fanno ora mostra di sé nelle primarie collezioni pubbliche e private. A sfidare nella storia dell’arte l’uovo sospeso con un filo sulla testa della “Madonna col Bambino e Santi” di Piero della Francesca e le innumerevoli uova da cui spuntano mostri di Hieronimus Bosch e di Pieter Bruegel.

Le Serate dei futuristi
Le avanguardie del Novecento non hanno trascurato neppure l’artisticità balistica delle uova. Nelle loro Serate i futuristi facevano quanto potevano per scandalizzare i borghesi, provocare il pubblico. Ma una Serata non era perfetta se finiva semplicemente in urla, applausi, risse tra avversari e sostenitori. Una serata perfetta prevedeva il lancio di proiettili organici. Il pubblico, complice, imparò a presentarsi in teatro munito di proiettili per partecipare all’evento. Per la loro qualità esplosiva, dirompente, le uova facevano concorrenza ai pomidoro.
In arte nulla va perduto. Prima o poi c’è sempre un ritorno, una citazione. Fu così che proprio a Bologna, alla vigilia del Settantasette, gli Skiantos, il primo gruppo di rock demenziale, non contento di bombardare il pubblico con i loro accordi si misero a lanciare ortaggi. Al solito Bononia docet.

di Sandro Fusina

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