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Bilaterali senza ali

Frattini ha fatto bene a ricordare ai franco-tedeschi le basi dell’Europa

I bilaterali sono un grande classico della politica europea, ma hanno senso se funzionano. Altrimenti appesantiscono un processo che già semplice non è, soprattutto quando gli interessi nazionali hanno il sopravvento sulla solidarietà dell’Unione europea. Il ministro Frattini ha fatto bene a porre un dubbio su quel che fanno – e soprattutto ottengono – i francesi con i tedeschi: macinano vertici su vertici, ogni volta si presentano alle conferenze stampa con “una soluzione finale” e poi si ricomincia da capo (anche il premier britannico domenica aveva detto che la gestione franco-tedesca della crisi globale non è proficua). Si può pensare che l’Italia si senta esclusa dal processo decisionale europeo, ma non è così: Frattini ha soltanto detto che il re è nudo.

Quando il ministro dice che il salvataggio della banca Dexia “costerà un bel mucchietto di euro a paesi che tutto sommato sembravano del tutto immuni”, ribadisce un concetto semplice: la crisi può colpire chiunque, non nascondiamo gravi esposizioni finanziarie dietro a presunte linee ideologiche. L’effetto domino è deleterio per tutti, non soltanto per l’Italia additata nei consessi europei come la zampa rotta dell’Europa. L’Italia è essenziale all’Ue e all’euro, e vale anche il contrario. Se il rilancio di un governo parte anche da una politica estera ben definita, Frattini oggi ha fatto un primo passo, e serio.

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