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Tremonti dixit

“Per fare la globalizzazione è stata firmata una cambiale mefistofelica, un patto diabolico tra America e Asia, la cambiale è scaduta”

“Per capire cos’è successo e cosa sta succedendo bisognerebbe rileggere (o leggere!) il “Faust” di Goethe, la più fantastica storia sulla trasformazione della ricchezza, sul suo passaggio dal materiale all’immateriale.”, suggerisce Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia incontra il Foglio nel momento in cui dagli Stati Uniti arriva la telefonata in conference call sulle tre mosse del governo Usa: il freno imposto a Wall Street, dove in Borsa sono state vietate le operazioni allo scoperto perché speculative; la normalizzazione delle ultime due banche di investimento rimaste; e poi l’ultimo mega piano di salvataggio pubblico annunciato dall’Amministrazione Bush. “E’ difficile dire se sarà più efficace il freno alla speculazione o l’iniezione di denaro pubblico – dice il ministro – ma è comunque facile notare che nel momento presente di mercato finanziario non ce n’è più molto. Non è la fine del mondo, è la fine di un mondo. Nessuno sano di mente può pensare che si tratti della fine del capitale o del capitalismo. Questa ipotesi finale viene attribuita dagli economisti ai loro avversari per demonizzarli e per guadagnare in questo modo un residuo di ragione. L’ipotesi demoniaca è un secolare espediente dialettico. E’ l’ultimo tentativo fatto da quel che resta degli economisti per cercare salvezza accademica. Molti si stanno prenotando per terapie freudiane. Ma lasciamo stare Freud e torniamo a Goethe. Per fare la globalizzazione è stata firmata una cambiale mefistofelica”, continua Tremonti, “come tutte le cambiali, come quella di Mefistofele, anche la cambiale della tecno-finanza è ora arrivata a scadenza. Il patto diabolico è stato siglato a due, tra America e Asia. La globalizzazione non poteva essere fatta così “di colpo” se non facendola “a debito”. Dal 1994, data di origine della Wto, al 2001, data di ingresso dell’Asia nella Wto, c’è di mezzo solo un pugno di anni. Un periodo minimo, per un fenomeno storico, che ha modificato di colpo la struttura e la velocità del mondo. E poi “a debito”. La globalizzazione era certo già in progressione anche prima, ma ha avuto un’accelerazione fantastica quando il cambio di politica sui mutui ipotecari americani ha consentito di creare, a debito, quell’effetto ricchezza che era necessario per finanziare una crescente domanda di beni. Tutto basato sulla formula ‘l’Asia produce merci a basso costo, l’America le compra a debito’. In questa formula c’è il meccanismo di innesco. L’ambiente nel quale avviene l’innesco e la cascata dei fenomeni successivi sono naturalmente molto più vasti e vanno dal dominio crescente delle grandi banche globali, quelle che ora stanno venendo giù come le piramidi albanesi, e della tecno-finanza che ora si sta autodistruggendo attraverso la meccanica geometrica dei computer, dei software che prima hanno formalizzato la catena dei contratti su cui è stato basato il processo di creazione di gradi crescenti di ricchezza finanziaria e che ora si vendicano, distruggendola, via catene di default”. (continua) - Leggi la seconda parte dell'intervista

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