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Per il Cav. insofferente il caso Tremonti non è chiuso. O forse sì

E' iniziato l’incontro tra il premier e il superministro a Palazzo Grazioli

Salvo sorprese, oggi Silvio Berlusconi incontrerà Giulio Tremonti per fare pace. Eppure il caso non è ancora chiuso. Il Cavaliere non ritratta neanche una virgola di quanto detto nei giorni scorsi, e continua a sperare (invano) che sia il ministro dell’Economia ad annunciare il divorzio o, in subordine, a fare atto di sottomissione. Ma il ministro resiste, non asseconda fino in fondo la mediazione di Gianni Letta; piuttosto ha cercato (e trovato) la protezione della Lega nel corso di un incontro ieri a Milano. Il Pdl, intanto, rumoreggia sotto una superficie di ammuina generale: “Tremonti è andato a piangere da Bossi”, dice al Foglio uno dei massimi dirigenti del partito berlusconiano. E Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in Senato, aggiunge: “Cabina di regia e verifica sono parole stantie. Preferisco parlare di ‘confronto amichevole’”. Insomma: Tremonti non può continuare a fare tutto da solo. Ma chi lo convince?

Il ministro, ieri, anziché fare amichevolmente capolino nello studio di Gianni Letta (cui ha tuttavia telefonato), ha preferito cercare solidarietà nel nido delle aquile padano, in modo tale da presentarsi oggi con le spalle coperte di fronte al premier. “Come diceva Totò, questa è la piazza e Tremonti dovrà passare da qua”, dice Gasparri. Dunque la situazione rimane in equilibrio: nessuno vuole mettere a rischio la tenuta del governo e poiché Tremonti non molla, e Berlusconi non lo può licenziare, i due sembrano costretti ancora per un po’ alla convivenza. Nelle ultime ore, dopo il viaggio a Washington e il bombardamento subìto da parte del Pdl, il ministro dell’Economia ha potuto fare sfoggio di due tutori d’eccezione: prima la preoccupazione informale del Quirinale per i contrasti interni all’esecutivo, di cui è stato investito Letta; poi, ieri, l’incontro con il vecchio Bossi. Dicono nella Lega: “Sarà lui il garante dei rapporti fra Tremonti e Berlusconi”. I duellanti oggi non parleranno di economia, non entreranno nel merito dei provvedimenti sullo sviluppo (confusamente allo studio). Il presidente e il ministro dovranno offrire agli osservatori – soprattutto internazionali – l’idea di una ricomposizione formale.

Al di là delle ricostruzioni e delle pubbliche dichiarazioni, poco sembra destinato a cambiare nei rapporti tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Rapporti, tesi, che discendono da equilibri di potere confusi e inquinati da troppi sospetti. Rilanciare la crescita è lo slogan della settimana che si è aperta ieri. Ma chi guiderà l’agenda economica e quali provvedimenti dovranno essere adottati è (quasi) un mistero. Tremonti non deflette dalla propria linea, ha una sua agenda e intende seguirla: se il Cav. ieri sera ha ricevuto ad Arcore una delegazione di industriali del nord, lui domani incontrerà banche e imprese per un confronto sulle infrastrutture, giovedì presiederà un seminario sulle privatizzazioni (in vista di cessioni di quote nelle aziende municipalizzate).

Berlusconi ha invece annunciato un decreto nel primo Consiglio dei ministri utile: “In settimana esamineremo provvedimenti sulle dismissioni del patrimonio pubblico, le liberalizzazioni, le leggi obiettivo, le opere pubbliche e i grandi corridoi europei”, ha già detto. Tremonti che ne pensa? Voci di Palazzo dicono che ne rida: sia delle dismissioni per come prospettate da Denis Verdini al Cavaliere, sia delle “vitamine” di Renato Brunetta. “Pensa di sapere tutto lui. Se un’idea non è sua è automaticamente una bischerata”, dice uno degli uomini più vicini al Cavaliere. “Ormai ha un ruolo puramente di interdizione”. Ma come intende muoversi Berlusconi? “Il presidente ha assunto il solito atteggiamento ‘doppio’. Spera di circondarlo e di costringerlo a ragionare, ma continua a ripetere che vorrebbe mandarlo via”. Con queste premesse l’incontro tra il premier e Tremonti previsto per oggi contiene, come in passato fu per gli incontri esplosivi tra il Cavaliere e Gianfranco Fini, un’alta dose di rischio. Conterà anche il fatto che il premier ha inviato alla Banca d’Italia l’indicazione del candidato successore di Mario Draghi: non è, come avrebbe voluto Tremonti, Vittorio Grilli. L’impressione è che tutto sia nelle mani di Bossi, che fa da scudo a Tremonti ma non molla (ancora) il Cav.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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