Se in Germania e in Europa quello per il Partito dei pirati è soltanto un voto di protesta, come alcuni osservatori sostengono, andrà pur rilevato che la protesta in questione è curiosamente longeva, particolarmente vincente e finalmente originale. Nel paese dell’“intercettateci tutti”, il nostro, a qualcuno farà perfino specie sapere che il movimento paneuropeo dei Pirati ha infatti messo radici in Germania, nel 2008, proprio con una campagna politica contro le intercettazioni telefoniche. Allora alcuni attivisti del movimento fecero trapelare un documento riservato del governo dal quale risultava che le autorità federali utilizzavano una sorta di virus per infettare i computer e poi intercettare le conversazioni telefoniche via Skype.
Seguirono le perquisizioni della polizia nelle case di chiunque avesse fatto circolare quel report, ma dopo le perquisizioni vennero pure i consensi per i ricercati. In nome della tutela della riservatezza e della libertà di espressione, i Pirati nel 2009 furono tra i pochi a contestare apertamente la censura dei siti web pedo-pornografici. Anche allora seguirono i consensi. Risultato: dopo aver conquistato decine di seggi nei consigli municipali tedeschi, questo fine settimana, alle elezioni amministrative di Berlino, i Pirati hanno raccolto l’8,9 per cento dei consensi, diventando l’unica vera sorpresa del voto nella capitale della prima economia del continente (più dei socialdemocratici che hanno confermato il sindaco, più dei liberaldemocratici che hanno perso consensi, e così via). Né si tratta della prima sorpresa del genere: già nel 2009 i Pirati, facendo base in Svezia, erano riusciti a eleggere due rappresentanti nel Parlamento europeo. “Il Partito dei pirati sta seguendo lo stesso percorso di crescita dei Verdi di 40 anni fa – dice al Foglio Rick Falkvinge, già manager di Microsoft e nel 2006 fondatore della prima “sezione” del movimento, quella svedese – siamo partiti da un paio di temi fondamentali, diritto alla privacy e riforma del copyright, e ora i movimenti affiliati più maturi, come il Piratenpartei tedesco, si muovono verso una piattaforma un poco più generalista”.
E piuttosto liberal sui temi sociali, certo, dal salario minimo garantito ai trasporti gratuiti. Falkvinge, che parlando con il Foglio.it nel settembre 2009 aveva previsto l’exploit dei colleghi tedeschi, oggi è a Berlino per festeggiare con loro, e insiste sulla vera ragione sociale dei bucanieri, quella che ha consentito di raccogliere consensi decisamente trasversali: la tutela della privacy. Anche in Svezia il movimento è nato così, contro una legge troppo invasiva sulle intercettazioni telefoniche. Agli svedesi quella norma non piacque per nulla, e così nel 2008 le caselle postali del Parlamento di Stoccolma furono invase da copie cartacee di “1984”, il romanzo distopico di George Orwell sul totalitarismo.
I riferimenti agli assalti alla vita privata in stile Stasi restano validi pure quando si parla del Web: “Se i politici contemporanei capissero che le leggi che stanno approvando sono l’equivalente delle microspie che venivano sistemate sotto i tavoli dei bar nell’Europa orientale – dice Falkvinge – sarebbero atterriti”. “Ogni giorno – ricorda sul suo blog – diciamo cose che non diremmo in altri contesti. Reagiamo a certe notizie con parolacce o frasi fuori luogo, per esempio, ma queste esternazioni nascono per restare effimere. Scompaiono non appena escono dalla bocca. Chi mai sarebbe a proprio agio se tutto ciò che viene detto, ogni singola parola, fosse registrato, archiviato e reso consultabile?”.
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