IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioLa giornata

A cavallo del Dragone

Le critiche agli investitori cinesi e quella strana paura del libero mercato

I cinesi sono interessati a investire in Italia, nel quadro di una strategia di legami con l’Europa. Si tratta di una scelta prevedibile, dato che è in crisi il rapporto storico Cina-Stati Uniti, racchiuso dall’acronimo “Chimerica”, all’interno del quale i cinesi forniscono produzione e risparmi, e gli americani tecnologia e mercato del consumo di massa. Oramai la Cina ha riserve valutarie per 3.200 miliardi di dollari, e intende diversificare il suo (corposo) portafogli oltre agli investimenti in dollari. D’altra parte il mercato americano non è più sufficiente ad assorbire l’export cinese, perché il tenore di vita del cittadino medio statunitense, al netto dell’inflazione, è tornato al livello della fine del secolo scorso. Per quanto logica, la svolta cinese verso l’Europa è un fatto epocale.

Per l’Italia è un’ottima occasione da cogliere, una volta superati i pregiudizi isolazionisti, trattandosi d’una eccellente chance pro crescita. I cinesi non ci stanno chiedendo di importare di più, ancorché noi compriamo solo l’1,7 per cento del loro export. Si rendono conto che in Europa il made in China ha uno spazio di marketing limitato e vogliono investire nella nostra economia non come soci finanziari, ma per attuare politiche d’impresa e vendere sul mercato europeo e internazionale prodotti fabbricati in Italia.

Sino a oggi noi abbiamo esportato ancora pochissimo in Cina, mentre in Germania – in concomitanza con le ultime festività natalizie – i lavoratori dell’auto facevano gli straordinari, per soddisfare gli ordinativi cinesi. Una parte non secondaria dei prodotti così creati potrà tra l’altro avere componenti cinesi. Ne è un esempio l’impresa molisana di auto DR che a Termini Imerese produrrà 60 mila autovetture, con marchio europeo ma assemblando soprattutto beni intermedi provenienti dalla Cina. In questa strategia i cinesi considerano anche l’investimento bancario e nei servizi logistici. E’ probabile che nell’ambito di questa diversificazione dei loro impieghi Pechino sia interessata anche ai nostri titoli pubblici. Ma ciò risulterà tanto più normale quanto più si intrecciano i legami nell’economia reale. E’ accaduto così per Chimerica. E questo suggerisce il buon senso liberoscambista. 

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore

Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui