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Se son Fioroni…

Tra il capo dei popolari e Alfano sboccia un’inedita strategia

Il misurato segretario Pdl trova credito nel Pd, ma è con la componente cattolica che si va aprendo il dialogo

“Per quanto mi riguarda Berlusconi è ormai consegnato alla storia, mentre io guardo al futuro. Spero che Alfano possa cambiare davvero il Pdl, c’è bisogno di un nuovo modo di intendere la politica”. Nel giorno in cui sia il presidente del Consiglio, sia il segretario del Pdl rivolgono all’opposizione un invito al dialogo sulla manovra, Beppe Fioroni, leader dei popolari del Pd, sembra rivelare un atout finora soltanto sopettato di Angelino Alfano: l’ex Guardasigilli sarà pure vittima delle battutine di Massimo D’Alema, che sin dall’inizio lo ha inchiodato con sufficienza al ruolo di subalterno del Cavaliere, ma tra i cattolici del Partito democratico (e non solo) il segretario berlusconiano gode di qualche simpatia e di aperture di credito che lo rendono uno strano animale nel contesto del poco amato (e ancor meno rispettato dalla sinistra) partito berlusconiano. Lo prendono sul serio, malgrado sia il segretario di un partito che si chiama “popolo”; lo considerano un interlocutore, a dispetto delle pernacchie di Bossi e degli editoriali di Marco Travaglio (che lo chiama Angelino Jolie).

Non era mai era capitato a nessuno dei coordinatori del Pdl, non a Denis Verdini, non a Sandro Bondi, non a Ignazio La Russa. “Il segretario del Pdl si appella alla responsabilità dell’opposizione? Faccio mio l’invito, ma dobbiamo anche dire no alle smargiassate di Berlusconi”, ha detto ieri Anna Finocchiaro, il tosto capogruppo ex diessino del Pd, mai tenero con Berlusconi. E difatti le “smargiassate” sono tutte del Cav., mentre l’invito di Alfano è ben accolto, anzi: fatto proprio. L’ex ministro della Giustizia è più palatabile per i gusti del centrosinistra di quanto non lo siano tutti gli altri dirigenti del Pdl, da Berlusconi – belzebù – in giù. Una caratteristica che fino a ieri era prerogativa quasi eslusiva dei grand commis, dei navigatori dell’alta diplomazia e trasversale, alla Gianni Letta, o degli ambiziosi Giulio Tremonti, o degli scontenti alla Beppe Pisanu (che in un report riservatissimo, consegnato al premier, anche per questo viene definito “anima nera”). Circola una leggenda: Alfano sta negoziando con Fioroni sulla manovra, e con i buoni auspici della Cisl.

Gli interessati smentiscono: nessun coloquio, nessun incontro segreto tra Alfano e Fioroni, che pure hanno in agenda un incontro pubblico per il 4 settembre, suggello della comune ascendenza democristiana, dei comuni e consolidati rapporti con ambienti della Cei e della simpatia che entrambi nutrono per Raffaele Bonanni, il segretario della Cisl che in queste ore un po’ sta chiedendo di essere aiutato – agli amici di centrodestra e a quelli di centrosinistra – per non finire schiacciato sulle posizioni durissime della Cgil lanciata verso uno sciopero generale che Fioroni ha definito “assurdo” e Alfano “contro gli interessi dell’Italia”. Così, anche forse solo indirettamente, i due uomini si parlano da un po’ di tempo. Lo hanno fatto sulle colonne di Avvenire, il quotidiano della Cei: Alfano sulle posizioni di Fioroni riguardo alle esenzioni fiscali del Vaticano (lunedì scorso); Fioroni impegnato in un inedito elogio dello stile di Alfano (il 2 luglio, intervistato, diceva: “Lo conosco e tifo per lui”). Chissà. Nessuno si sbilancia e sulla manovra le convergenze sono complicatissime (“magari ci riuscissimo”, sibilava ieri Fabrizio Cicchitto).

D’altra parte l’intervento sulla previdenza, contenuto negli emendamenti approvati ieri da Bossi e Berlusconi ad Arcore, sta mettendo in difficoltà Bonanni e di conseguenza anche l’ipotesi di un negoziato intracattolico tra il Pdl e le opposizioni. Eppure il leader dei Popolari del Pd sembra protendere ancora per un atteggiamento di responsabilità, lavora – e non è un mistero – a separare il destino di Pier Luigi Bersani, e di Bonanni, da quello del segretario della Cgil Susanna Camusso: “Il Pd ha i suoi emendamenti alla manovra – dice Fioroni – che sono uno strumento per migliorarla e non un vessillo di mera contrapposizione”. Come Alfano, che con il Quirinale ha costruito un rapporto di estrema cordialità, anche Fioroni cita le parole di Giorgio Napolitano. E non è un discorso preso a caso, ma sono le parole esatte che il presidente della Repubblica ha pronunciato qualche giorno fa di fronte alla platea (cattolica) del Meeting di Rimini: “La bussola per il dialogo con la maggioranza è nelle indicazioni di Napolitano. ‘Verità’ e ‘giustizia’, ovvero non bisogna nascondere le difficoltà del paese ma – e qui Fioroni sembra ancora rivolgersi al suo segretario, Bersani – non bisogna neanche utilizzare la crisi come uno strumento di insensata lotta politica”. E’ senz’altro vero, come giurano sia Alfano sia Fioroni, che non è mai stato previsto un loro incontro riservato per oggi pomeriggio; eppure tutto lasciava credere che fosse così, persino il Cavaliere, ieri insolitamente cordiale con il Quirinale e gli oppositori in Parlamento.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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