Fine pene, mai. La molestia vintage è tra noi

Kevin Spacey che avrebbe attentato alle virtù di un pischello, trent’anni fa, è solo l’ultimo caso. Le violenze vanno senz’altro punite, però ci si chiede, esisteranno dei tempi di prescrizione?

Fine pene, mai. La molestia vintage è tra noi

Kevin Spacey alla premiere di Baby Driver a Londra (foto LaPresse)

Roma. Qui si è garantisti e femministi, addirittura pro-Asie Argento, però ci si chiede: esisterà mai una prescrizione, in questa sanguinaria giustizia da coperta o lenzuolo? Kevin Spacey che avrebbe attentato alle virtù di un pischello, trent’anni fa (e sembra una storia presa di peso dalla sua bisessualità molto “rough” da House of Cards), è solo l’ultimo caso (e finalmente gay). Attendiamo i casi di molestie di donne su uomini, che ci sono, sui posti di lavoro, e probabilmente di donne su donne. Però del caso Spacey colpisce soprattutto che correva l’anno 1986, primo ministro francese era Jacques Chirac, in Italia veniva avvelenato il banchiere Michele Sindona, noi si faceva la prima comunione. Ai tempi di Asia Argento, invece, era il 1997, Madeleine Albright era il primo segretario di Stato donna d’America, Clinton inaugurava il secondo mandato. Mira Sorvino, era il 1995; al governo c’era sempre Clinton, noi si era all’università, in Italia c’era appena stato il primo governo Berlusconi.

  

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Insomma, la molestia d’epoca, la molestia vintage è tra noi, e va senz’altro punita, e però ci si chiede, esisteranno dei tempi di prescrizione? Usque tandem si può andare indietro? Secondo l’articolo 157 del codice penale italiano, tutti i reati sono prescrittibili, tranne quello dell’ergastolo, categoria nel quale la molestia, sub specie della molestia cinematografica, pare dunque fatta ricadere.

   

Sempre secondo il codice penale italiano, la prescrizione coincide col tempo della pena massima prevista per il reato in questione (dunque, nel caso di violenza sessuale, da 5 a 14 anni). La molestia non conosce prescrizione invece in Gran Bretagna (unico paese europeo a non prevederla per reati sessuali, al pari dei reati più gravi), mentre negli Stati Uniti c’è un tempo limite per le denunce di “harassment”, che va da 180 a 300 giorni a seconda dello Stato, e tre anni a livello federale.

  

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Il tema esiste da sempre, ma non è mai stato così di attualità come ora. Dire stupidaggini è facilissimo, ma proprio per questo bisogna destreggiarsi con abilità per fare affermazioni senza sapere che cosa si sta dicendo

 

E magari sarà pure un po’ basso. Infatti la Costituzione materiale americana è differente: gli Usa sono infatti il paese della molestia a lento rilascio; ecco la prima molestata di lungo termine, Monica Lewinsky, colei che, prima di Hollywood, conobbe e subì la maschile profferta alla Casa Bianca (era il 1998 e, per l’eterogenesi dei fini, Weinstein avrebbe pagato al sodale Clinton una parte della parcella degli avvocati, diecimila dollari, per la difesa). Oggi Lewinsky fa la psicologa a San Francisco, si occupa dei diritti dei bambini bullizzati, sono passati quasi trent’anni, e in una delle ultime interviste ha detto che “è quasi ora di buttare quel vestito”, il vestito con la macchia umana che provava, se non la molestia, almeno l’amore molesto del presidente. È “quasi ora”, ha detto. Il vestito giace incellofanato dal 1998.

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