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Questa settimana vi abbiamo parlato di Siria, di Iran, di primarie americane e di crisi greca, di Murdoch che non molla e di crisi (di nervi) australiane. Per il weekend vi proponiamo un ritratto del giovane Putin (crudo e a tratti angosciante), l’ultima su Marco Rubio mormone e la descrizione delle cinque economie rampanti che cambieranno il mondo.

Ritratto del giovane Vladimir Putin da Newsweek
Figlio di un disabile e di una quasi morta di fame. E’ l’inizio del lungo e crudo racconto di Newsweek sulla giovinezza di Vladimir Putin, ex e futuro presidente della Russia. La guerra era finita da pochi anni, la miseria imperversava. La famiglia Putin condivideva una piccola stufa e un lavandino con altri tre nuclei familiari, al quinto piano di un palazzone dell’allora Leningrado. Vladimir era taciturno e spesso sfogava la sua rabbia contro i teppisti incontrati per strada, anche quelli più grandi di lui. Amici ricordano come fin da bambino avesse la statura da leader, da comandante. “Quando ero in terza media ho iniziato a pensare che avrei potuto lavorare per il Kgb”, ha confessato Putin a un biografo. Un caso isolato, visto che tutti alla sua età volevano fare i cosmonauti”, aggiunge la giornalista Natalia Gevorkyan. Nel Kgb ci sarebbe poi davvero entrato, nel 1970. Fare l’agente segreto è stata la sua grande passione, così come il judo, arte marziale praticata ancora oggi che è di casa al Cremlino. “La sua ispirazione politica deriva dall’esperienza nel Kgb - scrive Newsweek - ma il suo stile personale è frutto degli anni passati a conquistarsi il pane nei cortili di San Pietroburgo”.

Rubio il mormone dal New York Magazine
Un’ombra si allunga sulle possibilità che il rampante Marco Rubio, giovanissimo senatore della Florida amato da tutte le anime del partito repubblicano, possa entrare a far parte del ticket che sfiderà l’accoppiata Obama-Biden (a meno di un improbabile cambio in corsa dell’attuale vice di Barack) alle presidenziali del prossimo novembre. Due mormoni al comando sono troppi. La storia, capace di inquietare la già irrequieta base conservatrice repubblicana, la rivela il New York Magazine: all’età di otto anni, Rubio fu battezzato nella chiesa dei Santi dell’ultimo giorno e di far parte della famiglia mormone era pure contento, spiegano amici e parenti. Poi, però, tutta la famiglia decise di convertirsi al cattolicesimo (nonostante proprio Marco manifestasse la volontà di rimanere fedele alla comunità nella quale era stato battezzato). E’ un problema, scrive il Magazine, perché mai come in questa campagna elettorale la partita si gioca anche sul terreno religioso. Il fatto di mostrare simpatie per i mormoni, da sempre visti con diffidenza dalla destra americana,  non aiuta. Rubio, però, sembra non curarsene più di tanto: la partita, per lui, si giocherà con ogni probabilità nel 2016.


Le prossime cinque economie che cambieranno il mondo dall'Atlantic
Con una crisi economica globale che non sembra finire mai, con i vecchi modelli sociali sempre più in crisi, il centro del potere finanziario sta abbandonando l’occidente. Sono altre le economie in rampa di lancio, pronte a cambiare il mondo. Un’inchiesta dell’Atlantic fa luce sui paesi emergenti destinati a cambiare il pianeta nei prossimi anni: saranno loro a mutare gli equilibri e a dettare i ritmi dello sviluppo economico. Se Cina, India e Brasile sono modelli già affermati e sempre più solidi, Turchia, Indonesia, Kazakhstan e Congo stanno crescendo a ritmi impetuosi e consolidando i propri sistemi istituzionali. Anche laddove qualche rivolta è scoppiata negli ultimi mesi (emblematico il caso del Kazakhstan del presidente-sultano Nazarbayev), le democrazie occidentali sembrano confidare che tutto si sistemerà. L’Atlantic scommette anche su Messico e Nigeria. Se il primo può sperare di scalare qualche altra posizione nella classifica delle economie più importanti del pianeta (ora è dodicesimo), la Nigeria non deve fare altro che sfruttare le risorse di cui è ricca: è il paese africano con i maggiori giacimenti petroliferi dopo la Libia, la crescita demografica è forte, la sua posizione geografica è strategica. Uno sviluppo frenato principalmente da tre fattori: il tasso di povertà tra i più alti al mondo (69 per cento), l’instabilità politica e il terrorismo. Quando (e se) questi problemi saranno risolti, la Nigeria potrà dire la sua.

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