Buona Scuola, consigli al ministro Fedeli

Stipendi da adeguare alla media Ue e più valorizzazione del merito. Il punto di vista di un dirigente scolastico

Buona Scuola, consigli al ministro Fedeli

Una manifestazione degli insegnanti. LaPresse/Vincenzo Livieri

Quattro domande alla professoressa Alba Decataldo, dirigente scolastico presso l’Istituto Comprensivo Statale “Massari – Galilei”, Bari

   

1. Cosa cambierebbe della riforma della Buona Scuola?

La legge introduce la chiamata diretta dei docenti. Nella realtà buona parte dei docenti, una volta accettato l’incarico, ottiene l’assegnazione provvisoria in altra sede, vanificando di fatto il lavoro del dirigente. La Buona Scuola istituisce l’organico dell’autonomia, funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche. Nella maggior parte dei casi però i docenti di potenziamento assegnati alle scuole appartengono a classi di concorso diverse da quelle richieste per il raggiungimento degli obiettivi formativi individuati come prioritari.

Inoltre la riforma prevede che le sostituzioni dei docenti assenti fino a 10 giorni debbano essere effettuate dal personale dell’organico dell’autonomia: questo va a inficiare le attività progettuali di potenziamento, di sostegno, di coordinamento programmate dalla scuola.

   

2.Cosa conserverebbe della riforma della Buona Scuola?

E’ interessante il tentativo di delineare un nuovo profilo professionale dei docenti, che miri a valorizzarne il merito. La valorizzazione del merito non ha avuto però l’esito sperato: invece di far scattare l’emulazione da parte dei docenti esclusi ha creato nelle scuole un clima di tensione, generando invidie e malcontento. Andrebbe piuttosto sposata l’idea di una carriera dei docenti, basata sul merito e sulla formazione continua. Apprezzo l’adozione del Piano Nazionale Scuola Digitale, la promozione della costituzione di reti, gli investimenti previsti sulla formazione del personale e sull’edilizia scolastica, l’erogazione tempestiva del fondo di funzionamento.

La Carta del docente la estenderei ai dirigenti scolastici e al personale ATA, al fine di sostenere la formazione continua e la valorizzazione delle competenze professionali di tutto il personale che lavora nella scuola, e senza escludere i lavoratori a tempo determinato.

   

3. Quale prerogativa dirigenziale vorrebbe avere, che invece, allo stato attuale, non ha?

La Buona Scuola introduce la valutazione dei dirigenti scolastici che io sostengo pienamente, e infatti mi sono proposta come componente di un nucleo di valutazione regionale. Nell’individuazione degli indicatori per la valutazione si tiene conto del contributo del dirigente al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico. Perché il dirigente scolastico possa effettivamente intervenire in maniera più incisiva nella gestione della scuola, servirebbe avere una maggiore discrezionalità nella scelta e nell’impiego delle risorse umane e materiali, ad esclusiva tutela della qualità del servizio scolastico.

   

4. Se potesse dare un consiglio al ministro Fedeli, quale sarebbe?

Occorre dare centralità alla scuola nelle politiche di governo, restituire dignità e prestigio al lavoro nella scuola. Bisognerebbe istituire un tavolo tecnico nazionale sulla riforma, coinvolgendo persone che nella scuola lavorano quotidianamente – personale amministrativo, docenti, dirigenti scolastici – e che possano quindi dare un contributo concreto. Inviterei la ministra a sollecitare il rinnovo del contratto in tempi brevi: la retribuzione dei docenti italiani è molto al di sotto della media Ue e della media Ocse, nonostante il numero di ore di giorni di lezione per anno sia superiore. Inoltre, chiederei di sostenere la piena perequazione economica tra la retribuzione dei Dirigenti scolastici e quella dei Dirigenti della seconda fascia della p.a. La Buona Scuola ha conferito maggiore spessore alla figura del Dirigente Scolastico, eppure, all’aumentare di carichi e responsabilità gli stipendi sono diminuiti e a parità di analogo profilo professionale nella p.a. le retribuzioni sono pesantemente inferiori.

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