Sull'Istruzione non tutti i riformismi sono uguali

Il ministro Valeria Fedeli dovrebbe prendere spunto dal suo collega francese Blanquer

Sull'Istruzione non tutti i riformismi sono uguali

Valeria Fedeli (foto LaPresse)

Nella Francia di Macron si è molto attenti al numérique, al digitale e al digitabile, tanto che si è parlato di una Repubblica start-up, di una mistica della trasparenza di origine protestante (Régis Debray); però Jean-Michel Blanquer, il ministro dell’Education nationale scelto dal presidente jupiteriano, dice di lavorare per un pieno ripristino dell’autorità e della disciplina, contro il livellamento verso il basso e la ideologia egalitaria che lo produce, per adeguare a criteri severi la selezione oggi annullata dal facilismo...

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  • perturbabile

    14 Settembre 2017 - 16:04

    Erano giuste allora le critiche alla nomina dell'attuale ministro, che, da ex sindacalista, sembra più interessata all'aspetto occupazionale (impiegatizio), che a quello, basilare, della qualità e idoneità a insegnare dei docenti, nonché al 'senso della scuola' (fare emergere e allenare il ragionamento, l'attitudine al pensiero logico e dare le informazioni utili a situarsi nel mondo -il come, il dove, il prima, l'adesso, il perché-,basi queste, altri fattori non ostando-per la pienezza, la felicità e la sicurezza nella vita adulta). Un aspetto dell'articolo che mi incuriosisce sono i telefonini. Mi chiedo ingenuamente: come vengano usati a scuola? Penso non per telefonare! per gli sms, i giochi? Allora sarebbero 'comunque' un fattore di distrazione, in circostanze in cui anche lo sforzo attentivo (per una volta non quello dei giochi elettronici) è un allenamento. E quando usati per i calcoli? (ma Tony Blair aveva vietato add. i calcolatori, per 'svegliare' gli scolari...).

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Settembre 2017 - 14:02

    Al direttore – Ferrara e la Scuola – Inutile girarci intorno: tutto nasce da quel distorto senso interpretativo che fa coincidere la libertà col rifiuto delle regole e dell’autorità e della responsabilità individuale. Il senso interpretativo è una scelta politica. Le scelte politiche, specie da noi, sono sempre state impostate sul far prevalere la conflittualità a scapito della complementarietà. Politicamente è comprensibile, la schiavitù della ricerca del consenso è implacabile, socialmente è il peggio del peggio. Il virus s’insinua in ogni dove, dalla famiglia, alla scuola materna, elementare e, su su in ogni aspetto della società. Nessuno s’azzarda a dire che far crescere generazioni nel mantra dell’uguaglianza significa far credere sia possibile la libertà senza responsabilità alcuna. Quanto potrà durare e dove porterà questo snaturato senso interpretativo? Fate voi.

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  • mauro

    14 Settembre 2017 - 10:10

    Non vorrei urtare la sensibilità dei sinceri democratici, per i quali gli storici "calmieri", pensati, appunto, per calmare le ire del popolo, vanno applicati ai cervelli e alle competenze, sempre in funzione di contentino per il popolo, ma Jean-Michel Blanquer ha un cursus di studi e di incarichi pubblici di tutto rispetto mentre credo che la Fedeli non abbia frequentato nemmeno le Frattocchie, e per il resto immagino eccellesse come organizzatrice di scioperi. Come si fa a pretendere che sappia quel che fa, a parte agevolare l'asineria generale, in un campo così difficile e delicato?

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      14 Settembre 2017 - 15:03

      Caro Mario. Appunto non lo si può pretendere e nemmeno aspettarselo per spontaneo percorso razionale. Nonostante ciò, l'hanno messa lì. Capisco l'attrazione della personalizzazione, ma lei ha solo usufruito delle "distorsioni" di cui al mio commento.

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      • angelo54

        14 Settembre 2017 - 18:06

        Nonostante ciò ? Penso, al contrario, che sia stata messa là proprio per ciò. Evidentemente la scuola che ha in mente Blanquer è l'esatto contrario di quella che vorrebbero i nostri geniali politicanti del PD (e purtroppo anche di molti altri partiti e movimenti).

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