Fare più scuola, ma se serve a lavorare

L’obbligo a 18 anni senza ripensare il rapporto con l’economia è un parcheggio

Fare più scuola, ma se serve a lavorare

Foto LaPresse

Valeria Fedeli, in un discorso al Meeting di Rimini, ha rilanciato l’ipotesi di un elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni “perché un’economia come la nostra, che vuole davvero puntare su crescita e benessere, deve puntare sull’economia e sulla società della conoscenza”. L’argomento è davvero troppo generico, ma il tema è interessante. Una società avanzata mantiene un ruolo solo se è in grado di produrre beni e servizi con un tasso di innovazione superiore, e per farlo è necessaria una formazione adeguata. Il punto però è che la scuola, così com’è, gira a vuoto, senza una connessione reale con la produzione e il lavoro. Aumentare la durata della scuola così com’è servirebbe a aumentare un po’ l’occupazione di docenti dequalificati e quindi sottopagati e a nascondere una parte della disoccupazione giovanile. Vale la pena di avere più scuola se questo significa creare un circuito virtuoso tra formazione e lavoro, che è stato spezzato anche per il prevalere di una visione idealistica dell’indipendenza della cultura dalla società. Paradossalmente è da sinistra che si è alimentata questa separazione, nonostante che la lezione di Antonio Gramsci sul lavoro come principio educativo si contrapponesse già un secolo fa alla concezione idealistica della cultura “disinteressata” di Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Se la titolare dell’Istruzione davvero vuole connettere la scuola alla società deve prima affrontare questi problemi, dare al sistema formativo un’efficacia e un rapporto proficuo con il mondo della produzione. Una scuola che ritrovi questa connessione è una scuola su cui investire tutte le risorse disponibili. La scuola così com’è oggi, pure allungata, è un costo più che una risorsa, e non senza ragioni.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    24 Agosto 2017 - 10:10

    Il ministro Fedeli credo provenga dalla Cgil, e dunque per formazione e'soprattutto interessata a garantire occupazione a tempo indeterminato, meglio se nel pubblico dove non si licenzia nessuno. Il ministro Fedeli appartiene al Pd che legittimamente vive di consensi elettorali e altrettanto legittimamente confida che maggiore occupazione si traduca in maggiori consensi elettorali. Che I problemi della riforma della scuola con l'innalzamento dell'età dell'obbligo si pongono politicamente dentro questo contesto alcuno può negare. Poi vengono i giusti ragionamenti del Foglio.

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  • dr.vincenzodesalvo

    24 Agosto 2017 - 10:10

    Con uno slogan efficace G. Gentile diceva che i ragazzi devono prima imparare ad "essere" e poi a "fare". Perchè lui riteneva che la scuola superiore dovesse coltivare i semi di una buona classe dirigente futura. Inoltre, gli istituti tecnici della scuola gentiliana fornivano ottime figure professionali diciottenni, che trovavano lavoro in breve tempo. Evidentemente perchè strutturati per le esigenze economiche dell'epoca. Poi, invece di aggiornare quel buon modello scolastico, nel 1969 i ministri Gui e Misasi (DC di sinistra) lo distrussero con un decreto. Sostituendolo col nulla della demagogia. Il risultato fu la formazione dell'attuale classe dirigente bestialmente ignorante.

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