Titoli di coda sull'anno scolastico

Che cosa ci dicono quelle aule vuote dopo l’ultimo giorno di scuola

Titoli di coda sull'anno scolastico

LaPresse/PA

10…9…8..3…2…1… driiiin. E’ successo oggi in molte scuole italiane, quelle dove il calendario regionale segna la fine dei giochi all’otto giugno. The end. Sull’anno scolastico scorrono i titoli di coda, mentre ragazzi urlanti scandiscono i secondi che li separano dalla libertà agognata per mesi. Come i carcerati nel giorno della liberazione, dritti davanti a quel cancello invalicabile per anni che ora si apre, anche loro sono in attesa. Vivono la scuola così, come un luogo che ti priva della tua libertà, della tua gioia. Questo dovrebbe interrogare gli insegnanti, ma ciò non accade quasi mai. A proposito. Loro, i docenti, durante l’ultimo giorno di scuola non possono urlare, fare il countdown, così esultano nell’intimo. Hanno assaporato il momento già dalla fine di maggio, a mano a mano che si avvicinava. Estenuati da un anno a rincorrere alunni, voti, presidi, colleghi e circolari. Stanchi, pur lavorando solo diciotto ore la settimana. Gli insegnanti tra maggio e giungo, per forza di cose, capiscono un po’ di più i loro alunni. Li giustificano. La fatica è in fondo la stessa. E’ vero, per un insegnante il termine delle lezioni non significa cessare il servizio. Ci sono gli esami, i collegi, l’organizzazione dell’anno successivo (operazione questa a tratti surreale), ripulire le aule da libri e materiali di un anno di lezioni. Poi ci si mette anche il MIUR che a fine anno chiede documenti su documenti. Il lavoro è meno greve perché non sei di fronte a quegli esseri che, qualunque sia la loro età, ti contestano, ti mettono alla prova, nutrono sentimenti contrastanti. Ti esasperano facendoti perdere la voce, venir meno le forze. Ti fanno compagnia a modo loro (modi molte volte lontani da come vorresti). Sono il pensiero ricorrente la mattina a scuola, il pomeriggio a casa (per chi ancora prepara un briciolo di lezione e corregge compiti scritti), la notte quando ti chiedi come risolvere questioni spinose.

       

L’ultimo giorno di scuola, terminate le lezioni, mi piace girare per aule e corridoi vuoti, popolati solo dai bidelli affannati a pulire le aule che riapriranno a settembre spolverandole superficialmente. E’ una sensazione strana. Quei muri ornati di cartelloni semi strappati, cartine geografiche di sbieco, banchi sporchi che hanno perso la loro posizione in classe; sedie sghembe che cantano ancora la loro voce. In tutte le aule. Un po’ iniziano già a mancarti, ti chiedi chi rivedrai, chi no. Ci saranno loro? E tu? Pensi a chi vorresti non rivedere ma in fondo capisci che se va via è anche un tuo fallimento.
Il vuoto di quelle aule è come la pausa nella musica. Serve a farti prendere coscienza del suono che c’è stato prima e a metterti in attesa di quello che seguirà. Allora quei corridoi vuoti, muti, ti pongono la domanda sul destino di una persona entrata nella tua vita. Cammini per i corridoi e capisci che nessuno di quei ragazzi è tuo e mai potrà esserlo (grazie a Dio). Capisci che tu sei importante per loro ma, se sei onesto, ammetti che anche loro sono decisivi per la tua vita. Allora guardi le lavagne sfinite da mesi di gesso, cancellature, e ringrazi di averli avuti. Incespichi in un quaderno a brandelli, dimenticato con gioiosa superficialità e pensi a cosa potresti fare l’anno prossimo. Inizi a programmare, a immaginare. Pensi a come vorresti stupirti con loro, degli obiettivi da raggiungere, non solo disciplinari, educativi: degli obiettivi comuni tra loro e te. Ti accorgi di quanto desiderio di bene hanno dentro, di come le loro cazzate, che tanto ti hanno fatto imbestialire, non sono altro che desideri impazziti, per citare Pavese. Mentre il bidello, la vera persona che comanda nella scuola, reclama spazio per ripulire quell’aula sozza, quel campo di battaglia da sistemare e chiudere per qualche mese, tu, insegnante, rialzi la testa e quasi non vedi l’ora che quel conto alla rovescia segni l’inizio di una nuova sfida. Di un nuovo anno scolastico con loro.

      

Domani in edicola nel Foglio c'è, puntuale come le pagelle, il Foglio Protocollo, l'inserto dedicato alla scuola a cura di Antonio Gurrado e Mario Leone

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