La Cassazione smonta la bufala dei vaccini che causano l'autismo

Respinto il ricorso di un papà convinto che suo figlio si fosse ammalato dopo la vaccinazione. Da Wakefield a oggi, storia di una fake news

La Cassazione smonta la bufala dei vaccini che causano l'autismo

Anche la Cassazione ha chiarito che non c'è alcuna correlazione tra i vaccini e l'autismo, respingendo il ricorso presentato dal papà di un minorenne autistico che chiedeva un indennizzo, già ritenuto inammissibile dalla Corte d'appello di Salerno. La sentenza è stata pronunciata sulla base di una perizia condotta nel corso del processo, che esclude il nesso di casualità tra la vaccinazione subita dal bambino e la malattia. "Dopo aver ripercorso la storia clinica" del paziente e "la letteratura scientifica sull'argomento", la consulenza tecnica effettuata dai medici ha concluso di "trovarsi di fronte a una patologia, il disturbo generalizzato dello sviluppo, di cui non è tuttora ipotizzabile una correlazione con alcuna causa nota in termini statisticamente accettabili e probanti": secondo la perizia, "vi concorre un possibile ruolo di fattori genetici, mentre non sussistono ad oggi studi epidemiologici definitivi che consentano di porre in correlazione la frequenza dell'autismo con quella della vaccinazione Sabin nella popolazione". 

   

L'uomo si era rivolto ai giudici sostenendo che il figlio aveva contratto una "encefalopatia immunomediata ad insorgenza post vaccini a con sindrome autistica" a causa della terapia vaccinale che gli era stata somministrata. Nel ricorso, presentato in Cassazione dopo il "no" della Corte d'appello di Salerno, non vi sono secondo i giudici "elementi decisivi" per confutare la conclusione della perizia.

  

Da dove nasce la bufala dei vaccini che causano l'autismo 

La storia di una delle più grandi frodi scientifiche del XX secolo inizia alla fine degli anni '90, quando il gastroenterologo inglese Wakefield teorizza un nesso tra il vaccino MPR (quello contro morbillo, parotite e rosolia) e l'autismo nei bambini, pubblicando un articolo sulla prestigiosa rivista Lancet. Nello studio vengono descritti i casi di 12 bambini affetti da disturbi gastrointestinali e autismo dopo essere stati vaccinati con MPR. Quando autorevoli ricerche scientifiche dimostrano che non c'è alcuna correlazione tra vaccini e autismo, tra i più importanti quello dell'Institute Of Medicine of the National Academies americano e dell'Organizzazione mondiale della sanità, è ormai troppo tardi: la falsa credenza a firma di Wakefield è ormai consolidata nell'opinione pubblica. Solo nel 2010, più di 10 anni dopo la sua pubblicazione, la rivista Lancet ritirerà l'articolo di Wakefield. Intanto, a smascherare le falsità dello studio del gastroenterologo inglese, si sono aggiunte informazioni grazie ad un'inchiesta giornalistica condotta da Brian Deer sul Sunday Times. Oltre a difetti scientifici (quali mancanza di un gruppo di controllo, esami endoscopici e neuropsicologici non eseguiti in "cieco", comparsa dei sintomi gastroenterici dopo e non prima lo sviluppo di autismo, in 7 dei 12 bambini presi in esame), l'articolo di Wakefield conteneva alterazioni e falsificazioni della storia anamnestica dei pazienti allo scopo di supportare le conclusioni del suo studio. Lo scandalo è mondiale: gli altri co-autori firmano una dichiarazione con cui ritrattano le conclusioni del lavoro. E l'Ordine dei medici inglese riconosce il gastroenterologo colpevole di una trentina di capi d'accusa, tra cui disonestà e abuso di bambini con problemi di sviluppo, nella conduzione della ricerca pubblicata, espellendolo dall'Ordine.

  

Contro la fake news, nulla ha potuto neppure uno studio americano del 2011, che ha dimostrato come la vaccinazione anti-rosolia (generalmente somministrata nella formulazione trivalente MPR) abbia evitato, nel decennio 2001-2010, numerosissimi casi di disturbi dello spettro autistico associati alla sindrome da rosolia congenita.

   

L'autismo non è l'unica leggenda legata alla "pericolosità" dei vaccini: sempre negli anni '90 si è diffusa la convinzione di una possibile associazione tra la sindrome della "morte in culla" (SIDS) e le vaccinazioni. In realtà, i numerosi studi epidemiologici effettuati per appurare l'esistenza di una correlazione tra vaccinazione e SIDS hanno dimostrato che non vi è alcuna differenza nell'occorrenza del fenomeno tra bambini vaccinati e non.

  

L'arrivo di internet ha fatto poi da cassa di risonanza per queste false informazioni, contribuendo a infondere il dubbio tra i genitori, sempre più influenzati dalle ricerche sul web. Secondo un'indagine Censis del 2014, il 42,8% dei genitori decide se vaccinare o meno i propri figli dopo aver cercato notizie su internet, con il rischio di imbattersi in notizie più negative che positive: l'80% dei genitori che consulta la rete dice di aver trovato informazioni negative, mentre solo il 45,6% si è imbattuto anche in notizie positive. Chi cerca oggi informazioni sui vaccini in rete nel 46,7% dei casi troverà allarmismi e avvertenze sui rischi, solo il 26,8% leggerà articoli o pagine web sui vantaggi delle vaccinazioni, e appena uno su 5, il 20,6%, si imbatterà in fonti scientifiche o istituzionali. Il risultato è che il 62,1% di genitori, ossia quasi due su tre, sono convinti che i vaccini possano causare malattie gravi.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    26 Luglio 2017 - 00:12

    Quindi se voglio fare l'autista non mi devo vaccinare..

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  • guido.valota

    25 Luglio 2017 - 19:07

    Che l'Isis fosse destinato alla sconfitta è la dimostrazione che sono dei selvaggi. Altrimenti si sarebbero messi in mano senza tante storie a un grafico digitale e a un web designer di diciott'anni facendogli produrre falsi studi, mappe, statistiche, interviste, grafici, testimonianze che dimostrino quanto facciano male i i vaccini occidentali, quanto inquinino le industrie occidentali, quanto si stia scaldando la terra per le emissioni occidentali, come gli occidentali controllino il mondo con le scie chimiche e come, in definitiva, i rettiliani non siano altro che occidentali mutanti dopo la vaccinazione. Oppure hanno valutato che ci stia già pensando qualcun altro con ottimi risultati.

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  • guido.valota

    25 Luglio 2017 - 18:06

    Chissà. Ci vorrebbe davvero una bella epidemia globale che riporti con i piedi per terra quelli che credono a ogni panzana che scorre sull'internet. Come se non fosse abbastanza evidente che una tesi maggioritaria sul web oggi è una bufala: se penso che l'acqua sia bagnata e il fuoco bruci, mica sento il bisogno di sbrodolare la mia tesi per ogni dove. Ma se penso che l'acqua bruci e il fuoco sia bagnato, vado a metterlo su Facebook per prima cosa. Se poi capisco che in un paese popolato da oltre l'80% di analfabeti funzionali ci si può guadagnare bene, come seconda cosa faccio la Casaleggio & Associati.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Luglio 2017 - 17:05

    Pro veritate. Tutto accade perché il più grande imbecille del mondo, l'opinione pubblica, è strumento che ben si presta al "facite ammuina". Nessuno può negare che somministrare vaccini, in senso lato, a centinaia di milioni di soggetti, possa escludere effetti collaterali. Quello che autorizza ad imporre la prevenzione vaccinale, non è una terapia, è il rilievo, il dato, epidemiologico/statistico della assoluta, statisticamente confermata, prevalenza del beneficio generale, collettivo, rispetto al singolo rischio. Vale per qualsiasi farmaco. Con tutto il rispetto e la comprensione per i singoli casi.

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    • mauro

      25 Luglio 2017 - 23:11

      Ben detto.

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    • mariogro

      25 Luglio 2017 - 22:10

      Condivido e vorrei rilevare che bisognerebbe condannare i ricorrenti facinorosi (parti ed avvocati) a forti multe: non a centinaia di £, come ho visto qualche volta, ma a migliaia di €!

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