Come è umana l’Amazzonia

La foresta è così “incontaminata” grazie alla presenza dell’uomo

Come è umana l’Amazzonia

Un'immagine della foresta amazzonica (foto pmoroni via Flickr)

Incontaminata, selvaggia, pura, intatta, “naturale”. La foresta amazzonica porta con sé definizioni pavloviane sul suo essere rimasto l’ultimo luogo sul pianeta in cui l’uomo non ha rovinato tutto con la sua azione distruttrice. Uno studio di oltre 40 scienziati pubblicato su Science giovedì scorso è però destinato a far crollare anche quest’ultimo luogo comune. La biodiversità che ambientalisti e amanti della Terra vogliono preservare intatta non sarebbe infatti soltanto il risultato di migliaia di anni di evoluzione naturale, ma anche – se non soprattutto – dell’impronta degli uomini che hanno abitato l’Amazzonia per 10.000 anni. Circa otto millenni fa, dice lo studio, l’uomo ha iniziato a coltivare quelle terre, selezionando certe piante più utili per la vita umana e non utilizzandone altre. Così facendo, avrebbe alterato intere regioni della foresta, modificando certe specie che nel corso dei secoli sono scomparse da quei luoghi, abitati da numerosi popoli che lì hanno costruito città, commerciato lungo i corsi d’acqua e cambiato significativamente l’ambiente.

 

Intervistata dall’Atlantic, la ricercatrice Carolina Levis spiegava che dopo questa scoperta è errato parlare dell’Amazzonia come regione “incontaminata”, ma che anzi bisognerebbe cominciare a riconoscere la ricchezza che l’intervento dell’uomo ha portato alla foresta più grande del mondo. E imparare dal passato anche per “salvarla”, oggi, dalla deforestazione. In un mondo in cui l’ideologia verde punta sistematicamente il dito contro l’uomo quale causa di ogni disastro ambientale, è un bene scoprire che certe meraviglie “incontaminate” sono così perché l’uomo le ha contaminate a lungo.

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