La guerra del M5s all'olio di palma e a Ferrero: esposto al Garante della Concorrenza

Secondo il deputato Mirko Busto, lo spot in onda da fine ottobre inganna i consumatori con "informazioni scorrette". Chieste rettifica e multa all'azienda. Ma la nocività del prodotto è ancora tutta da dimostrare e le sue alternative non sono ecosostenibili

Olio di palma

Un fermoimmagine dello spot Ferrero

Il M5s persevera nella sua guerra all'olio di palma e alla Ferrero. Il gruppo parlamentare grillino ha presentato un esposto all'Autorità garante della Concorrenza e del mercato chiedendo di “fermare la trasmissione dello spot televisivo che millanta l’uso di un fantomatico olio di palma 'sostenibile', riparare le informazioni scorrette fornite al consumatore con una rettifica a carico dell’azienda e multarla con le sanzioni previste dalle norme vigenti per pubblicità ingannevole”.

 

 

Secondo il “portavoce” grillino Mirko Busto, che sul suo sito si definisce un ricercatore nel campo della “sostenibilità ambientale” “in prestito alla Camera dei deputati”, quella della Ferrero sarebbe una “farsa” perché nella pubblicità in onda da fine ottobre sono contenute affermazioni “gravi”, e cioè che “all'olio di palma non può essere attribuito nessun particolare effetto negativo sulla salute che sia scientificamente provato”. Parole confutate, seguendo l'idea dell'esposto, dagli “studi pubblicati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per cui l'olio di palma contiene invece contaminanti tossici, tra i quali il glicidolo, cancerogeno e genotossico”.

 

Alla presunta apocalisse sulla salute si aggiungerebbe il problema della “presunta sostenibilità, per la quale l'unico sistema di certificazione tuttora in vigore è il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO). Un sistema dichiarato fallimentare da tutti e su tutti i fronti”, recita l'esposto grillino. Volendo dar retta al M5s, "nei Paesi in cui avviene la massima coltivazione di palme da olio, Indonesia e Malesia, non vi sono metodi credibili di tracciabilità della filiera, non ci sono tutele per i lavoratori né per le foreste e la biodiversità e neppure per la popolazione che soffoca per i fumi degli incendi appiccati per lasciare il posto alle piantagioni”.

 

Odio di palma

Se c’è una cosa che fa paura quasi quanto il terrorismo, che sui consumatori ha lo stesso effetto della kryptonite su Superman, questa è l’olio di palma.

 

In chiusura viene citato il dossier di Amnesty International che denuncia lo “sfruttamento del lavoro, anche minorile, devastazione dei territori, land grabbing, deforestazione”. Il M5s afferma che “le alternative all'olio di palma ci sono: tante aziende italiane virtuose lo stanno dimostrando - sottolinea Mirko Busto - e rischiare che i loro sforzi siano vanificati dallo spot-bufala della Ferrero è davvero triste”. 

 

Va da sé che preferire le alternative  “virtuose”, M5s dixit, è una libera scelta in libero mercato. Ferrero ammette senza farne mistero di usare un olio di palma dagli effetti mitigati rispetto a quello tradizionale perché non ricorre “al processo di idrogenazione, che creerebbe grassi "trans", nocivi per la salute”. E poi “i processi di lavorazione prevedono modalità e trattamenti termici delicati, in grado di contenere al minimo la formazione di contaminanti”. Spiegazioni di parte, si dirà. Certo, ma se demonizzare l'olio di palma fa trendy, “la campagna denigratoria basata sul fatto che quest'olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali non ha alcun riscontro nell'evidenza scientifica”, ha detto di recente Elena Fattore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, perché "in nessuno degli studi
recenti è stata confermata una relazione causale fra consumo di acidi grassi saturi e rischio di malattie cardiovascolari". 

  

In materia di sostenibilità, se possibile, c'è ancora meno certezza: il M5s, promotore della battaglia, dice che la Tavola rotonda sull'olio di palma sostenibile è “fallimentare su tutti i fronti”. L'ente è tenuto in piedi dalle multinazionali del settore, dunque il fantomatico “certificato di bontà e anima linda” - passi la dicitura - non sarebbe emesso da un organismo indipendente, ferma restando la lotta alla deforestazione selvaggia di Ferrero suffragata perfino da Greenpeace. Domanda: le alternative sarebbero davvero più sostenibili da un punto di vista ambientale? L'olio di palma di suo vanta un alto indice di produttività. Nel libro L'olio giusto. Perché è scoppiata la guerra dell'olio? la giornalista del Sole 24 ore Rita Fatiguso e l’economista José Galvez spiegano che un ettaro coltivato a soia dà 0,37 tonnellate di olio, uno coltivato a girasole 0,5 tonnellate, uno coltivato a colza 0,75 mentre un ettaro coltivato a palma da olio fornisce 4,09 tonnellate. Quindi per produrre la stessa quantità di olio con altre piante ci sarebbe bisogno di più terra coltivabile e di conseguenza di maggiore deforestazione. Nell'epoca della post-verità almeno i numeri vinceranno contro i mulini a vento?

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Commenti all'articolo

  • alessandro armaroli

    22 Dicembre 2016 - 20:08

    Dire che il modo prefigurato dalla politica dei grillini è fatto solo di procure della repubblica, denuncie, esposti alle varie autorità garanti di turno, sulla demonizzazione del giorno. È fatto di esperti prestati al consesso elettivo, tecnici, nel migliore dei casi. Se questo è il progetto di mondo che vogliono dare è solo avvilente, non vi è alcuna visione, alcun respiro, alcunché che si proponga come bandiera, ma l'annicnilimento di tutte le identità e ad ammainare di tutte le bandiere. Penso a quando in parlamento sedevano spiriti alti come Croce e, in tempi più vicini a noi, Sciascia.

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