2017, crolla l'omeopatia. Questione di regole ed efficacia. No complotti

Il tema dell’inefficacia della "memoria dell'acqua", soprattutto dopo alcune recenti tragiche notizie di cronaca, ha smosso la comunità scientifica verso la richiesta di regole più stringenti

Luciano Capone

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omeopatia

Richard Craig

Roma. E’ un periodo nero per l’omeopatia, ma probabilmente il peggio deve ancora arrivare. Nel 2016, dopo anni di crescita, il settore che ruota attorno alla pseudomedicina inventata due secoli fa da Samuel Hahnemann ha segnato un calo del 4,8 per cento del fatturato e del 7,4 per cento dei volumi (prodotti venduti), circa 15 milioni di euro in meno rispetto al 2015. In parte la flessione è dovuta alla crisi economica (la maggiore scarsità di risorse economiche spinge le persone a puntare maggiormente sui farmaci efficaci), ma anche a una questione di regolamentazione che si trascina da anni, da quando il nostro paese avrebbe dovuto adeguarsi alla direttiva europea per l’Aic. I preparati omeopatici sono stati messi in vendita attraverso disposizioni transitorie e per molti anni, di proroga in proroga, sono stati venduti senza adeguamento alle disposizioni europee. Ma il tempo è finito ed entro il 30 giugno 2017 le aziende dovranno depositare all’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) i dossier per il rinnovo della registrazione. Tutti i farmaci che non avranno fornito entro fine mese la documentazione per ottenere l’Aic (autorizzazione in commercio) saranno ritirati dal mercato dal 1 gennaio 2019. Il settore è in fermento, perché nonostante gli anni a disposizione, sono poche le aziende che si sono attivate per tempo e ora, secondo i dati forniti da Omeoimprese, su circa 13 mila prodotti in commercio solo 5-6 mila avranno l’Aic: “Sui 300 milioni di fatturato annuo, la mancata proroga potrebbe portare a un crollo del fatturato fra i 70 e i 90 milioni, la scomparsa di piccole e medie aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro, in Italia ci sono 4 mila addetti”.

 

Anche nel settore “alternativo” dell’industria farmaceutica, da sempre visto come contrapposto a Big Pharma, non manca la dietrologia. Siccome sono a rischio le piccole e medie imprese omeopatiche che non hanno le risorse per preparare i dossier e pagare la tariffa di registrazione, c’è chi ci vede dietro la mano delle multinazionali straniere favorevoli alle nuove norme (ovviamente la francese Boiron), che in questo modo ruberebbero fette di mercato alle piccole aziende italiane costrette a togliere numerosi prodotti dai listini. Insomma, oltre a Big Pharma si scopre che c’è Big OmeoPharma.

 

Omeoimprese spinge per ottenere una nuova proroga, che però difficilmente arriverà. Ma a parte i motivi economici delle imprese, sono altri i veri problemi sulla regolamentazione dei preparati omeopatici e sono tutti di tipo etico e scientifico. I pazienti infatti saranno portati a pensare che adesso i preparati omeopatici avranno l’Aic “esattamente come è richiesto a tutti i farmaci”, come già dicono le aziende del settore. Ma si tratta di due iter assolutamente diversi, per certi versi opposti. Secondo la procedura semplificata gli omeopatici devono avere due requisiti essenziali: essere senza indicazioni terapeutiche e avere un grado di diluizione che ne garantisca l’innocuità. In pratica devono dimostrare di non fare qualcosa di buono in particolare di non fare nulla di male in generale (devono avere un principio attivo diluito di almeno 100 volte rispetto alla dose più piccola eventualmente usata nei farmaci). E’ il contrario di ciò che avviene per i medicinali, a cui infatti sono richieste prove di efficacia (studi clinici) per ottenere indicazioni terapeutiche autorizzate.

  

Il tema dell’inefficacia dell’omeopatia, soprattutto dopo alcune recenti tragiche notizie di cronaca, ha smosso la comunità scientifica verso la richiesta di regole più stringenti. Il Comitato nazionale per la bioetica, in linea con le scelte e gli studi di paesi come Stati Uniti e Australia, ha chiesto al governo italiano di cambiare il termine “medicinale omeopatico” con “preparato” e di sostituire sulle confezioni la frase “Medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate” con una più esplicita “Preparato omeopatico di efficacia non convalidata scientificamente e senza indicazioni terapeutiche approvate”.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    07 Giugno 2017 - 00:12

    Invece l'omeopatia va liberalizzata e incentivata, se necessario attraverso l'intervento pubblico. La rapida estinzione di un grande numero di coglioni comporterà notevoli benefici socioeconomici nel lungo e anche nel medio periodo.

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  • lorenzolodigiani

    06 Giugno 2017 - 21:09

    E' un periodo nero per l'omeopatia, menomale.

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