La cultura della superstizione dietro la bufala (tutta napoletana) della Terra dei Fuochi

Dallo “scioglimento" del sangue di San Gennaro a quello della divisa dei forestali

La cultura della superstizione dietro la bufala (tutta napoletana) della Terra dei Fuochi

Un'immagine scattata nel 2015 a Giugliano (foto LaPresse)

Napoli. Uno dei capisaldi della bufala della terra dei fuochi (fatui) è  stato smontato in quanto è stato scientificamente provato che non c’è alcuna “epidemia” di tumori infantili, come il Foglio aveva già avuto modo di anticipare.

 

La notizia è un esempio di come una vicenda di cronaca possa trasformarsi, inopinatamente, in quelle che Filippo Facci su Libero ha definito “fake news (ex bufale, ex panzane, neo balle)”. E perché questo possa accadere a Napoli e, forse, solo a Napoli.

 

Napoli ha delle sue specificità, alcune delle quali riguardano le arti: dalla commedia scarpettiana alla sceneggiata napoletana, per finire alla canzone napoletana. E fin qui, nulla di male, anzi. 

 

Il problema, sorge quando tali canovacci si riscontrano nei comportamenti della cosiddetta “società civile” o negli atti della Procura cittadina (la stessa del caso Consip) come riportato in altri precedenti articoli. La creazione della bufala della cosiddetta “terra dei fuochi” fa parte di questo filone. 

 

Ma concentriamo la nostra attenzione su uno, anche qui, specifico aspetto, della napoletanità: l’affascinante mescolarsi di esoterismo e sacralità fino al loro confondersi, legato alla antica storia della città ed alle diverse civiltà che vi si sono succedute nel corso dei secoli.

 

In questo ambito, è specifico di Napoli il culto dello scioglimento del sangue dei santi, retaggio del lungo e tortuoso percorso di conversione della città dal paganesimo al cristianesimo, al punto che, nel corso del ’600, un osservatore definì Napoli “urbs sanguinum”, tante erano le ampolle ripiene del prezioso liquido custodite alle falde del Vesuvio. I reliquiari contenenti sangue, infatti, sono almeno una decina. La gran parte si scioglie a cadenze fisse. Il più noto è il miracolo di San Gennaro, patrono della città (19 settembre, 16 dicembre e primo sabato di maggio), ma possiamo anche menzionare Santa Patrizia (29 agosto), San Luigi Gonzaga (21 giugno), San Giovanni Battista (29 agosto) e San Lorenzo (10 agosto). 

 

Tali miracoli, muovono le masse di religiosi e di turisti, scuotono le coscienze, creano l’attesa dei fedeli napoletani e si incarnano in un tratto specifico della napoletanità. Resta scolpito nella storia lo scioglimento del sangue del Santo al cospetto della minaccia delle armi dei francesi conquistatori del 1799, come richiesto segnale di gradimento da parte del patrono e, da ultimo, ha creato scalpore quello che pare sia avvenuto pochi giorni fa, il 10 maggio, nel corso delle celebrazioni del trentennale dello scudetto della squadra cittadina, al cospetto dello storico capitano Peppe Bruscolotti (qualcuno ha detto che il Santo si sia “emozionato” al cospetto dei vecchi campioni).

 

Lo “scioglimento”, dunque, è un qualcosa di fortemente impattante nel sentire comune del popolo napoletano ed ecco che un dirigente napoletano dell’allora Corpo Forestale dello Stato,  Sergio Costa, incaricato dalla Procura napoletana di svolgere le indagini sul presunto “avvelenamento” delle acque dei pozzi irrigui ricadenti nell’areale del comune di Caivano nell’ambito di un lungo e tortuoso procedimento penale conclusosi, dopo tre anni di battaglie legali, col dissequestro dei pozzi utilizza l’immagine impattante sull’opinione pubblica napoletana dello “scioglimento”. Questa volta, non del sangue, bensì della divisa! 

 

Infatti in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano del 23 novembre 2013, in pieno lancio della bufala della terra dei fuochi, alla domanda dell’intervistatrice "mi racconta dei finocchi?”, Costa risponde: “Era d’estate, un caldo da svenire. Camminavo tra i filari, mi sono visto la divisa sciogliere addosso, mangiata viva dai fumi. Stavo andando via, in uno stato pietoso, quand’è arrivata una donna che mi ha abbracciato: “Grazie. Per mia figlia”, diceva. Per la figlia morta di cancro a sei anni”. Come non vedere nella chiosa finale, il richiamo alla sceneggiata napoletana? Peraltro, la storiella dello “scioglimento” è stata tirata in ballo anche in altre occasioni. In quest’altro caso, però, a “sciogliersi” sarebbero stati dei guanti in lattice – materiale molto delicato, come sa anche la classica “casalinga di Voghera” che li usa per le faccende domestiche – di un operatore della forestale intento a rovistare tra rifiuti vari abbandonati.

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