Burocrazia e indifferenza. Così muore l'Istituto Statale Sordi di Roma

Da 20 anni si attende un regolamento statale che non arriva. Finora gli operatori (tutti precari) hanno garantito i servizi dell'Ente. Ma mancano i fondi e adesso si rischia la paralisi

Burocrazia e indifferenza. Così muore l'Istituto Statale Sordi di Roma

(foto LaPresse)

Era il 1784 quando Tommaso Silvestri, sacerdote e educatore, decise di aprire una piccola scuola per sordi. Si chiamava Istituto dei Sordomuti di Roma. E nei secoli successivi, divenne la più importante scuola speciale per sordi d'Italia. Questo fino al 2000 quando, si decise di distaccare la scuola dell'Istituto. Doveva essere l'inizio di una trasformazione. Invece, quella che per anni era stata la più antica e importante struttura pubblica che si occupava di sordità nel nostro paese, è finita in un girone infernale fatto di burocrazia, promesse, disinteresse. E oggi, rischia di scomparire.

 

Dopo il 2000, infatti, persa la sua "funzione scolastica", l'Istituto Statale per Sordi di Roma (questa la sua attuale denominazione) ha continuato la propria attività diventando Centro sulla sordità e offrendo servizi di consulenza specialistica, ricerca, documentazione, formazione e aggiornamento professionale. Contemporaneamente, però, ha anche perso il suo intero organico, costretto ad andare avanti con lavoratori (precari) assunti attraverso collaborazioni coordinate e continuative. Una svolta poteva e doveva arrivare con il decreto Bassanini (approvato nel 1997) che aveva di fatto qualificato l'Issr come "un istituto atipico". Serviva, però, un regolamento governativo. Che da 20 anni non arriva. Il motivo? Nell'ottobre del 2003 il presidente della Repubblica lo emanò, ma venne bloccato dalla Corte Conti. L'ufficio legislativo del Miur, recependo le osservazioni dei giudici contabili, ha emendato il testo che, dopo un passaggio al ministero del Tesoro, è rimasto sostanzialmente fermo e non ha mai concluso il proprio iter.

 

La cosa veramente incredibile è che, nonostante tutto questo, nonostante l'assenza di un regolamento, di una pianta organica stabile, di finanziamenti (i fondi previsti per gli "istituti aticipi", ovviamente, non sono stati mai erogati, mentre il Miur, dal 2009, ha sospeso il contributo di circa 40.000 euro l'anno all'Issr invitando l'Istituto ad autofinanziarsi), ha proseguito e implementato le proprie attività. Dallo Sportello sulla sordità, che offre consulenze a famiglie, operatori del settore e persone sorde, agli incontri e alle attività culturali promossi dalla Mediavisuale, fino al Festival Internazionale del Cinema Sordo - Cinedeaf.

 

Attualmente i lavoratori dell'Istituto sono 21, di cui 8 persone sorde, e la situazione finanziaria, ad un anno dalla visitata e dalle rassicurazioni dell'allora ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, è gravissima. Alcune attività, come la consulenza gratuita dello Sportello sordità e il Festival cinematografico, sono già state sospese. Altre potrebbero esserlo a breve. Senza contare che nella sede dell'Issr in via Nomentana a Roma si trovano anche l'Istituto di Scienze Tecnologie della Cognizione del Cnr, il 173° circolo didattico dell'Isiss "A. Magarotto" e diverse associazioni legate al mondo della sordità. La chiusura dell'ente sembra imminente. Un pezzo di Stato che scompare. Nella più completa "sordità istituzionale". 

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