Piccole rottamatrici a Ostia: Margherita Welyam

E' stata la più votata nel Pd al X municipio. “Ora il partito ci dia spazio”

Piccole rottamatrici

Margherita Welyam

Roma. Spazio e attenzione. A prima vista sono cose banali, quelle che chiede Margherita Welyam. E il suo tono pacato, la sua voce conciliante, attenuano quasi l’effetto delle sue parole. Ma la rappresentante dei Giovani democratici di Ostia, prima delle donne schierate dal Pd alle elezioni del 5 novembre, non è esattamente una ragazza remissiva. Ha vent’anni, ed è risultata la candidata dem più votata nelle municipali di domenica scorsa: quasi 800 preferenze. Ben più di Leonardo Di Matteo, capolista, uomo sostenuto da tutto l’apparato locale del Pd. Nata e cresciuta a Ostia, al cui commissariamento ha assistito, nel 2015, da dietro i banchi di scuola, rappresentante d’istituto al liceo linguistico.

 

Che effetto fa, ora, tutto questo consenso?

“E’ bello sapere che ci avevamo visto giusto, che il nostro impegno è stato ripagato”.

 

Vostro, cioè dei Gd?

“Sì. Ci siamo spesi moltissimo, ci siamo presi anche gli insulti per colpe che non erano certo nostre. Ora apriamo gli occhi: bisogna che ci venga dato più spazio”.

 

Temete che il Pd in questo giro vi abbia coinvolto anche per rifarsi un po’ il trucco?

“No. Voglio precisare che non c’è solo una faccia giovane, dietro al successo dei Gd di Ostia. C’è una visione diversa, un’idea precisa di cambiamento. E la gente lo ha capito”.

 

Sicura?

“Se ci hanno dato tutta questa fiducia è perché ci hanno visti come l’alternativa nel Pd, non come una succursale. E del resto siamo inattaccabili, non possiamo per nulla essere riconducibili agli scandali del passato”.

 

Un attacco al partito?

“Niente affatto. Bisogna anzi lavorare insieme: e in questa campagna lo si è fatto”.

 

In verità i volti più noti del Pd non si sono spesi molto, per queste elezioni.

“E’ vero, è mancato il supporto pubblico, in prima persona, dei leader nazionali. Ma il partito romano ci è stato vicino. Si poteva fare di più, ma l’aiuto c’è stato”.

 

Cosa chiedete al Pd, ora?

“Di essere più presente nelle strade, tra la gente. E di essere più critico rispetto alle direttive del Nazareno. Bisogna sempre valutare con attenzione le ricadute sul territorio delle varie riforme”.

 

Ostia, nel rapporto tra il Pd e i Gd, è un modello?

“Potrà essere un esempio, sia per il Pd, che deve darci più attenzione, sia all’intero centrosinistra, che può vincere solo se unito”.

 

Il Pd romano non ha fatto molto per creare una coalizione ampia.

“E’ vero, ed è stato un errore. Ma anche De Donno, scegliendo una candidatura autonoma a sinistra, ha disperso voti e energie”.

 

Glielo dirà, al “prete rosso”?

“Certo. Lo vedo spesso, Don Franco, faccio volontariato in alcune associazioni che lui coordina”. (v.val)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi