"Querela et impera", la regola d'oro della senatrice grillina

Delazioni, sentinelle, maldicenze, correnti e avvocati. Ecco come Elena Fattori governa il feudo di Genzano

"Querela et impera", la regola d'oro della senatrice grillina

Elena Fattori

Roma. All’origine di tutto, a quanto pare, ci sarebbe una cena organizzata per raccogliere fondi per le popolazioni terremotate. “Ma quello non è che un pretesto, ché in verità – dice Letizia, attivista a Cinque stelle romana – la senatrice fa quello che fa solo per tenere il controllo del suo feudo”. La senatrice, nella fattispecie, è Elena Fattori, originaria di Rimini ma residente da anni a Genzano di Roma. E’ quello, il suo feudo: la provincia romana nel suo complesso. Tra i castelli e dintorni, è lei la sentinella, il punto di riferimento della Casaleggio & Associati sul territorio: è lei che coordina, è lei che sovrintende e che amministra. “Ed è lei che manda diffide e querele a tutti quelli che osano criticarla”.

 

Letizia parla in modo concitato, ma come lei anche altri attivisti dicono che quello della Fattori – l’unica parlamentare che ha accettato di far finta di sfidare Luigi Di Maio alle recenti primarie online del M5s – è un metodo collaudato: “Querela et impera”, lo definiscono, scherzando solo a metà. “Tutte le volte che qualcuno esprime perplessità – spiega Letizia – si innesca subito un meccanismo di delegittimazione. Nelle chat interne si additano gli scettici come traditori, si mette in guardia il resto del gruppo dal frequentarli, si fanno circolare voci infamanti sul loro conto”. Spesso, raccontano gli attivisti dissidenti, è il portaborse della Fattori, Emanuele Menicocci, a diffondere queste maldicenze; altre volte è la senatrice a intervenire direttamente nelle chat o nei gruppi Facebook riservati. E quando non bastano queste illazioni, si passa agli avvertimenti diretti. Avviene ad esempio nel gennaio del 2017, all’indomani di una cena organizzata a Ciampino da alcuni attivisti di Tivoli e Nettuno: l’obiettivo è raccogliere i fondi per regalare una casetta a una famiglia terremotata di Amatrice, ci partecipano una ottantina di attivisti provenienti da varie zone della provincia di Roma. Tra questi, anche Letizia e suo marito, Bruno Iannini, pure lui attivista. La Fattori viene informata dell’iniziativa, e non approva. La considera una riunione sediziosa. E l’indomani scrive a Letizia messaggi pieni di rabbia: “Non passare più dalle parti dove ci sono io perché non perdono chi tradisce la mia fiducia. Ti consiglio di non divulgare questo messaggio perché sarebbe un reato e ti assicuro che me lo verranno a dire”. Letizia e Bruno invece raccontano di quelle “raccomandazioni” in una riunione del meetup locale. E per questo si vedono recapitare, a inizio marzo, una lettera dall’avvocato David Leggi, legale della Fattori: “Vi invito e diffido ad astenervi – si legge nel telegramma – dal diffondere ulteriormente espressioni calunniose e lesive dell’onorabilità della mia assistita, con l’avvertimento che, in caso contrario, mi vedrò costretto a tutelare gli interessi di quest’ultima nelle sedi giudiziarie più opportune”.

 

Non è un caso isolato. Né il più surreale. Antonello Livi, attivista trentaseienne di Tivoli, dalla Fattori è stato addirittura querelato. “Minaccia a mezzo internet: di questo mi accusa”, racconta Antonello. Che cita altri casi analoghi al suo e precisa: “In verità io, nelle nostre chat interne, muovevo critiche molto circostanziate, e perciò, secondo la senatrice, ero diventato un ‘frondista’, ‘uno assoldato dal Pd’”. E le presunte minacce? “Figuararsi. Avevo diffuso su Facebook delle canzoni ironiche in cui denunciavo, scherzosamente, le storture del M5s laziale. La Fattori neppure una volta veniva menzionata”. Ma alla senatrice, dice Antonello, poco importa dell’esito dell’indagine. “E’ una delle tante querele temerarie, fatte a mero scopo intimidatorio. Per zittire e spaventare”. Quella della Fattori e del suo portaborse, insomma, “è un’attività di dossieraggio ormai metodica, che mira a infangare potenziali oppositori interni. Prima li si delegittima agli occhi dei colleghi, poi li si segnala ai vertici di Milano”. Che evidentemente prendono nota e non dimenticano. Alle primarie regionali del Lazio, poche settimane fa, Antonello si è candidato. Ma la mail di conferma da parte dello staff non gli è mai arrivata, e lui è stato escluso dalla sfida. “La loro idea di selezione – sorride Antonello – è questa: schedateci tutti”.

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