Regionarie, Lombardi credeva che candidarsi sarebbe stato più facile

Sarà la deputata grillina il candidato alla Regione del M5s. Ma qualcosa, in questa sua corsa verso una vittoria annunciata, s’è rivelato più difficile del previsto

Regionarie, Lombardi credeva che candidarsi sarebbe stato più facile

Roberta Lombardi (foto LaPresse)

Roma. Finirà senz’altro come tutti s’aspettano: trionfo di Roberta Lombardi, e tanti auguri. Com’è stato per le luiginarie, che hanno incoronato Di Maio candidato premier del M5s, anche per le regionarie laziali l’esito sarà quello scontato. Pure la proclamazione, benché in tono necessariamente minore rispetto al clamore di Rimini, avverrà in maniera analoga: sarà al Parco della Pace di Marino che verrà aperta la busta col nome del vincitore. La Lombardi in fondo lo ha sempre saputo che la candidata governatrice del Lazio sarebbe stata lei, e per quell’incarico ha perfino rinunciato a una rielezione in Parlamento assai scontata. Eppure qualcosa, in questa sua corsa verso una vittoria annunciata – che oggi vive le fasi finali, col secondo turno online in programma su Rousseau – s’è rivelato più difficile di quanto la quarantaquattrenne deputata preventivasse.

 

"Per questo è nervosa, perché sa che la sfida è vera”, diceva nei giorni scorsi Fabio Fucci, sindaco di Pomezia e influente protettore della attuale consigliera regionale Valentina Corrado, pometina anche lei e principale rivale della Lombardi. La quale ha intravisto con largo anticipo la rete di consenso che Fucci stava costruendo attorno alla sua amica, forte anche del sostegno tutt’altro che discreto di Virginia Raggi. E per questo ha subito criticato gli endorsement del sindaco di Pomezia, lo ha accusato di violare il regolamento del M5s. Ma lo ha fatto in modo un po’ scomposto, un po’ sbracato. Fucci se n’è accorto, e ha ostentato indifferenza: “Non intendo rispondere agli insulti della Lombardi, spero solo che tutti giochino pulito”. E però “siete tipi svegli, voi del Foglio”, ci ha risposto quando gli si è fatto notare che dietro a certe soffiate alla stampa, a certe infamanti accuse verso la Corrado – a proposito di un suo lontano cugino calabrese in odore di ‘ndranghtea arrestato per omicidio, che la consigliera non vede da quando era piccola – sembrava esserci proprio la mano della Lombardi.

 

Non si amano, il sindaco e la Faraona: “Non ci sentiamo da quasi tre anni”, conferma lui. E non amandosi, si fanno la guerra. Che è diversa, rispetto a quella tra i vari capicorrente dei partiti classici, solo perché teoricamente, stando alle regole del Movimento, sarebbe vietata: e dunque è normale che avvenga con mezzucci più patetici. E così si è arrivati alla mail scritta dal gruppo M5s di Pomezia – “da Fucci in persona” attaccano i suoi detrattori – che invitava tutti gli attivisti a votare in massa la Corrado, e che è stata resa pubblica da qualche finto amico del sindaco; e così si è arrivati allo scambio di accuse sulla chat interna dei portavoce laziali dato in pasto ai giornali. “Le cordate sono vietate nel Movimento”, hanno inveito i rivali della Corrado, compresa la Lombardi. Che però si aspettava sanzioni reali, nei confronti di Fucci. E invece è arrivato solo un post scriptum sul blog. “In fondo è naturale che certe dinamiche avvengano, gli endorsement sono inevitabili”, minimizza un ex membro del direttorio romano. “Succede così in tutti i partiti”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi