Supplenza mediatica

Nell’assenza di proposte e di politica, arrivano gli attori a fare opposizione in Campidoglio

Marianna Rizzini

Email:

rizzini@ilfoglio.it

Supplenza mediatica

Lino Banfi (foto LaPresse)

C’è la Roma malata eppure in cerca di grandeur di questi giorni, con il sindaco Virginia Raggi che difende i conti (con buona pace dei revisori che avevano bocciato il Bilancio 2016) e poi chiede maggiori poteri al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, con cui dovrebbe discutere un piano di rilancio al Tavolo del 17 ottobre, forse di nuovo a rischio “sconvocazione”. Ci sono i sondaggi che danno la destra-destra (Casapound) in crescita a Ostia, dove si vota il 5 novembre, e i lamenti generalizzati per i tavolini selvaggi, i turisti ignoranti, l’immondizia e il trasporto urbano.

 

E c’è Lino Banfi, l’attore, il comico (diversissimo da Beppe Grillo, ma pur sempre comico – e la cosa a questo punto fa pensare) che una sera, a “DiMartedì”, su La7, nel salotto di Giovanni Floris, se ne esce con una frase poi rotolata lungo le strade della Rete: “Parliamo di questa caput mundi che è bella, però c’è un degrado, ragazzi”, ha detto Banfi, applaudito. “Ogni sindaco di Roma appena arriva dice ‘ho trovato un casino’, faremo di più. Ma qui di più ci sono solo i topi e sono più pesanti”. E incredibilmente quella che poteva essere definita una banale considerazione – a Roma c’è il degrado – balzava sui social come fosse notizia bomba. E si capiva che, in assenza di voce tuonante d’opposizione, la supplenza dell’attor comico s’è fatta tendenza. Stessa scena qualche giorno prima, sempre su La7, ma a “Otto e Mezzo”, nel salotto di Lilli Gruber, dove il cinque stelle Alfonso Bonafede, impegnato nel compito di difendere Raggi da qualsiasi accusa, si trovava di fronte all’“indignata” (per autodefinizione) attrice Anna Foglietta. E il concetto espresso da Foglietta era: “Le persone sono deluse. Io ho creduto in Virginia Raggi. Purtroppo ora mi sento delusa: il vostro codice etico è stato tradito: non dovevate proprio arrivarci a quel punto. La delusione è maggiore rispetto a quelli da cui te l’aspetti. Roma è un terzo mondo. Cosa devo pensare, che era meglio quando c’erano Carminati e Buzzi? Un cittadino che vede il proprio parco invaso dagli arbusti, cosa deve pensare? Io non trovo mio figlio negli arbusti, gli devo mettere il cappellino…”, sbottava Foglietta. Che, pur non dicendo nulla di nuovo, nel silenzio politico su Roma (cioè di proposte politiche alternative su Roma), pareva aver detto chissaché.

 

Ed era come quando l’altro attore Alessandro Gassmann, nel 2015, in tempi di sindacatura Marino, prendeva la ramazza e si metteva a spazzare la strada sotto casa sua, al grido di #Romasonoio e in polemica per la timidezza dei politici sul tema. Supplenza mediatica? Chissà. Poi venivano le elezioni 2016, e il centrosinistra perdeva contro M5s. Ma non si può dire che la lezione sia servita.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi