Atac come Alitalia

Il Consiglio straordinario per l'azienda di trasporto pubblico. Raggi prova a disinnescare il referendum sulla messa a gara

Atac come Alitalia

La guerra di mondi e di mentalità ricomincia oggi, giorno di Consiglio comunale straordinario sulla “situazione e sul futuro” dell’Atac, municipalizzata sull’orlo del crac e del concordato preventivo di salvataggio. Guerra di mondi e di mentalità, perché c’è chi il trasporto pubblico della capitale vorrebbe metterlo a gara, come i Radicali italiani che, come ricorda il segretario Riccardo Magi, ad agosto hanno depositato le firme per il referendum “Mobilitiamo Roma”, e chi Atac vorrebbe mantenerla pubblica, come va ripetendo il sindaco a Cinque Stelle Virginia Raggi: Atac pubblica a ogni costo, pubblica in ossequio all’idea di un’azienda dei trasporti monstre e poco efficiente ma intoccabile, pachiderma stanco ma senza cure drastiche possibili.

 

“Non ci saranno tagli e saranno mantenuti i livelli salariali e occupazionali”, ha detto infatti il sindaco, nonostante le polemiche seguite alla dimissioni dell’ex dg Bruno Rota che in luglio, andandosene, aveva denunciato una situazione di “dissesto conclamato” (resta comunque un rompicapo il problema del personale, lievitato negli anni nel quadro di un’impostazione politica dove la raccolta del consenso passava anche attraverso le assunzioni nei grandi carrozzoni municipalizzati. Solo che poi, nei bilanci aziendali, il personale Atac, secondo i dati del 2015, pesa per 536 milioni di euro). Intanto il sindaco di Roma, seguendo la linea del M5s anticasta, ha annunciato tagli ai bonus elargiti ai dirigenti e ai quadri dell’azienda, e ha detto che l’accordo con i creditori non porterà disagi ai dipendenti e che “l’obiettivo è rilanciare l’azienda: un’azienda pubblica, se condotta bene, può essere efficiente e fornire un servizio di qualità” .

 

Da subito “ce ne siamo occupati”, ha detto Raggi, enumerando i “45 filobus” messi in strada e lo sblocco degli acquisti per 150 autobus “fermi da tempo”. Eppure la sensazione è che “l’essersene occupati” alla maniera del sindaco a Cinque Stelle non abbia fatto fare molti passi indietro rispetto al bordo del precipizio in cui ci si trova oggi. In attesa di una data per il referendum (deve arrivare entro il 31 gennaio), il radicale Magi dice: “L’impressione è piuttosto che si stia cercando di depotenziare preventivamente i possibili effetti del referendum per la messa a gara del trasporto pubblico locale. E il concordato, oggi, parla soprattutto dell’inazione precedente. Si rischia una piccola Alitalia, si rischia di ritrovarsi tra due anni nelle stesse condizioni. Ma per capire che cosa sta succedendo bisogna domandarsi quale sia la priorità ora per la giunta Raggi rispetto ad Atac, e quale sia l’ottica. E a me pare che l’ottica sia non soltanto iperstatalista, ma anche per così dire aziendalista, nel senso della continuità con l’azienda Atac, che versa in condizioni disastrose ma è pur sempre un serbatoio di consensi”.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    07 Settembre 2017 - 23:11

    Non se ne esce. Renzi alla Leopolda diceva di rottamare l'apparato statalista tra applausi e abbracci, poi sul campo di battaglia lo hanno rottamato. Tutto è inamovibile in questo paese e i 5S faranno la stessa fine per incapacità ad agire nella logica del mercato, dei conti in nero e non in rosso di cui non ne comprendono la differenza. Alitalia poteva essere un punto di riferimento del cambiamento tra statalismo, mercato e concorrenza. Bacino di traffico invidiabile e punto nodale per i paesi che contano del sud del mondo per andare al nord. Bene, oggi Alitalia è preda di Ryanair che del mercato ha fatto carne di porco. Decrescita intelligente o deficiente e ben ci sta. Atac al contrario non conta nulla se non negli interessi che si spartiscono le banche. Atac è morta. Punto. La piccola Raggi su questo deve darci una risposta e non ridicolizzarsi con slogan elettorali e populisti che la fanno assomigliare al peggio più peggio del nostro passato sindacalese e cattocomunista.

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