Intervista

Roghi e degrado a Roma. "Il progetto comunale è vago", dicono i comitati di quartiere

Secondo il presidente del Comitato di Quartiere di Morena esiste un rapporto diretto tra incendi e campi nomadi

Roghi e degrado. "Il progetto comunale è vago", dicono i comitati di quartiere

Un mercato abusivo rom davanti alla moschea di Roma (foto LaPresse)

Roma. “In sei giorni ci sono stati cinque incendi di rifiuti e moduli abitativi, con relativi interventi dei Vigili del Fuoco. Non è un caso: è una vera e propria sfida allo stato”, dice Enzo Richetti, presidente del Comitato di Quartiere di Morena, e promotore di una lettera alla commissione d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.

 

Esiste una “terra dei fuochi romana”, spiega Richetti. “E il fenomeno dei roghi è solo l’ultima attività di una catena di crimini come, ad esempio furti, rapine, rovistaggio, reperimento abusivo di materiale di risulta o di rifiuti speciali. E’ innegabile che i Campi rom godono di fatto, di una sorta di extra territorialità dovuta all’assenza totale delle istituzioni”.

 

Ma c’è un rapporto diretto tra incendi e campi nomadi? “Sì, perché i roghi sono il frutto di una attività criminale che serve innanzitutto a ripulire rifiuti speciali provenienti da furti, da ritiro abusivo presso abitazioni o aziende, da rovistaggio nei cassonetti stradali. E c’è una lotta interna per il controllo e la gestione mafiosa dei campi che, ad esempio, porta ad incendiare i moduli abitativi e camper di residenti non graditi o da intimorire. Un video di qualche anno fa mostrava che nei campi i giovani vengono addestrati all’uso delle armi”.

 

Richetti ricorda che “i roghi non sono un problema solo di Roma ma di molte città italiane: da Bari a Torino, Milano passando per Napoli”. Ma il problema di Morena e Ciampino è essenzialmente il campo Rom della Barbuta. “Che nasce intorno al 1992, con l’amministrazione Rutelli. All’inizio era un accampamento provvisorio, poi ha continuato a crescere, fino alla costruzione dell’attuale villaggio durante l’amministrazione Alemanno”.

 

L’Amministrazione Raggi parla ora di sgomberare i campi. “Un processo piuttosto vago, se riferito all’intero quadro romano. Ma è l’unica via per eliminare la vergogna di queste realtà segreganti e razziste. Dall’amministrazione comunale, per la parte che le compete, pretendiamo la massima chiarezza su tempi, modi e certezza di sostenibilità economica di questo progetto. Ma bisogna che sia coinvolto anche lo stato, perché ci sono necessarie risorse economiche, mezzi e personale”. Per adesso è tutto abbastanza in aria, e fondi non sembrano essercene.

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