Il primo municipio riconsegna la chiave

La carenza di personale, e mezzi informatici arcaici, rendono impossibile garantire i servizi più essenziali e la legalità delle procedure. Il comune ha messo i dipendenti in mobilità volontaria

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Nathalie Naim

Il primo municipio riconsegna la chiave

Foto Sabrina Alfonsi (via Twitter)

Ieri il primo municipio ha manifestato per riconsegnare simbolicamente la chiave al comune. La carenza di personale, e mezzi informatici arcaici, rendono infatti impossibile garantire i servizi più essenziali e la legalità delle procedure. Sono anni che il problema viene posto alle diverse amministrazioni che si sono succedute in Campidoglio, con montagne di lettere che da anni evidenziano una situazione gravissima. Ma invano. Ora addirittura il comune intende svuotare gli uffici. È stata infatti chiesta, ai pochi dipendenti rimasti, l’adesione a un piano di reperimento di personale. Il comune insomma ha messo i dipendenti in mobilità volontaria, intende spostarli dal primo Municipio. Una richiesta alla quale la maggior parte dei dipendenti ha aderito.

   

Il Direttore del Municipio, che non si può opporre, ha scritto prospettando l’interruzione di ogni servizio! I settori più colpiti sono quelli dove si concentrano i maggiori interessi economici: il commercio e l’edilizia. La cosa è molto grave. E paradossale. In Centro si concertano e sono in continuo aumento le attività commerciali, le occupazioni di suolo pubblico , ma anche gli abusi edilizi. Un lavoro gravato dalla unicità del territorio con vincoli di tutela, norme che pongono limiti alla apertura di alcune attività o alla realizzazione di opere e il più gran numero di contenziosi – l’avvocatura comunale lavora quasi solo per il I Municipio – e quindi la necessità di personale con una preparazione giuridico amministrativa tecnica che si acquisisce dopo lungo tempo e pratiche complicatissime. Ed è proprio qui che sguarniscono gli uffici? Assurdo.

I dipendenti del I municipio, da anni obbligati a rincorrere le emergenze, impossibilitati ad avviare le procedure di legge, nel caos, ma anche sottoposti a comportamenti aggressivi e denunce intimidatorie da parte di chi vuole ad ogni costo operare in questo territorio, senza incentivi , hanno aderito alla richiesta di reperimento. E lo hanno fatto per sconforto e demotivazione. Il loro lavoro non riguarda solo le pratiche per le richieste di nuove aperture, di volture, di opere, ma anche la lavorazione dei verbali di accertamento per abusi commerciali ed edilizi che pervengono copiosi dai vigili. Sono gli uffici del municipio che trasformano questi verbali in provvedimenti sanzionatori. Ed ecco il punto: senza il loro apporto questi rimangono in gran parte inefficaci. Difatti una recente relazione dei Vigili evidenzia come meno del 10 per cento dei verbali relativi a attività commerciali abusive vengano trasformati dal municipio in provvedimenti, vanificando il lavoro svolto e consentendo l’impunità.

  

La richiesta di reperimento del comune è stata fatta per ricreare un corpo dagli annonari, ossia agenti accertatori per il commercio. La cosa in se sarebbe anche positiva. Ma se vengono adibiti a tale mansione proprio coloro che devono trasformare i verbali dei vigili (e degli annonari) in sanzione, un lavoro gravoso al quale già non riescono fare fronte, tutto questo che serve? La situazione è surreale e viene da chiedersi se tale caos sia voluto, visto che è proprio nella confusione amministrativa che il business illegale prolifera.

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