"A loro la cultura non interessa", ci dice il curatore del Maxxi

Pippo Ciorra parla al Foglio dell’estate romana targata Movimento cinque stelle e del progetto che lo stesso Maxxi ha messo in campo per ricordare i quarant’anni dalla prima Estate romana, quella vera, quella bella, quella di Nicolini

"A loro la cultura non interessa", ci dice il curatore del Maxxi

Maxxi. Foto via Flickr

Noto architetto e Senior curator per l’architettura al Maxxi di Roma, Pippo Ciorra parla al Foglio dell’estate romana targata Movimento cinque stelle e del progetto che lo stesso Maxxi ha messo in campo – da domani in mostra – per ricordare i quarant’anni dalla prima Estate romana, quella vera, quella bella, quella di Nicolini. “‘L’effimero in scena. Omaggio al Teatrino Scientifico dell’Estate Romana’ è una ricostruzione del Teatrino Scientifico progettato da Franco Purini e Laura Thermes nel 1979”, dice allora Ciorra, “un progetto che accoglierà il programma di eventi estivi del museo”.

   

Resta il fatto – gli si dice – che celebrate i quarant’anni dell’Estate romana in un momento in cui l’Estate romana sembra, per usare un eufemismo, languire… “Che ci sia una crisi, non c’è dubbio”, risponde Ciorra. “Ma noi raccontiamo quell’Estate romana storica che tra 1977 e 1985 fu legata alla personalità di Renato Nicolini, e che generò una filiazione globale: da Parigi a Los Angeles. Non voglio entrare nella storia politica della città, ma certamente questa giunta sembra avere altre priorità, e quella precedente aveva da risolvere varie emergenze. Non c’è slancio, non c’è fiducia nella cultura come elemento che progetta il futuro della città”.

   

Ciorra tiene a ribadire che la celebrazione dell’Estate romana non ha intenti polemici, ma spiega che “è stata l’Estate romana, dopo la Ricostruzione post-bellica e le Olimpiadi del 1960, il terzo grande momento di riprogettazione della città. In un momento in cui non c’era più voglia, soldi e suolo per costruire tanti nuovi edifici, le istituzioni usarono interventi temporanei come agenti della qualità pubblica, politica e culturale”.

  

Ma le nuove Olimpiadi sono state bloccate, e l’Estate romana parte in ritardo. “L’architettura deve servire a migliorare la qualità della vita delle persone, l’Estate romana questo lo faceva”, risponde Ciorra. E adesso non lo fa più? “Io da Roma in realtà ormai se posso me ne vado di venerdì. Per il resto posso dire solo che al momento il programma dell’Estate romana non è stato ancora ufficialmente annunciato”.

  

E andiamo allora al tipo di cultura espressa dall’attuale Amministrazione romana. Può essere considerata come un’applicazione alla Politica di quella categoria di Effimero che l’Estate romana volle esaltare al livello di Arte e Spettacolo? “Direi che la metafora funziona. La geografia politica del mondo e dell’Europa ha reso ogni progetto politico e ogni leader più fragile e effimero di prima. I progetti si fanno più rapidamente, ma si rischia di restare senza indirizzo e senza leadership”. Dunque quella di Nicolini fu una profezia? “Sì. Ma anche una buona macchina di produzione del consenso”.

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