Rule Britannia

Tra gli inglesi di Roma che oggi seguiranno le elezioni londinesi a Villa Wolkonsky: May o Corbyn?

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Per una sera, stasera, il centro della vita pubblica romana sarà Villa Wolkonsky, la residenza dell’ambasciatore britannico in Italia, Jill Morris. È lì, nei pressi di Piazza San Giovanni, che si raduneranno politici, imprenditori, giornalisti e diplomatici di mezzo mondo, per seguire i risultati delle elezioni di quell’antica democrazia che è il Regno Unito. Tra gli ospiti, ci saranno esponenti di ogni partito italiano: i primi ad aver confermato, dicono in ambasciata, sono stati Roberto Speranza, Vito Crimi e Fabrizio Cicchitto, tanti altri se ne aggiungeranno. Gli ultimi sondaggi (e gli attentati terroristici a Manchester e Londra) hanno diffuso incertezza su un voto che, quando Theresa May “chiamò” le elezioni anticipate, sembrava dover solo sancire la sua nuova leadership sulla politica d’Oltre Manica. Ora non è così scontato che i Tory avranno una maggioranza e a Villa Wolkonsky si starà a lungo col fiato sospeso.

 

“Se la May uscisse indebolita? Direi meno male”, commenta al Foglio il reverendo Jonathan Boardman, cappellano della chiesa anglicana di Ognissanti, in via del Babuino, dal 2009 al 2016 arcidiacono d’Italia e di Malta. Il reverendo è a capo di una comunità religiosa con più di duecento anni di storia e un’attività fervida. Nell’Urbe gli anglicani provengono da ben 21 paesi (le ex colonie dell’Impero) e solo un terzo di loro sono cittadini britannici. Con la Chiesa cattolica i rapporti sono eccellenti, Papa Francesco è stato in visita a febbraio e Boardman usa anche il dialogo tra le chiese per spiegare la sua contrarietà alla Brexit: “È da pazzi dire no al dialogo e alla collaborazione, tra comunità religiose e tra popoli. La verità è che a Londra troppi politici hanno usato quel referendum per manipolare l’opinione pubblica e trarne frutto, agitando spauracchi e diffidenze…”.

 

Di tutt’altro avviso la signora Mary Handley, presidente dell’associazione British Expats in Italia: “Parlo a titolo personale, ma sinceramente farò il tifo per Theresa May. È la persona giusta per gestire il negoziato sulla Brexit”. La Handley è romana da decenni, come lei tanti aderenti all’associazione. “Ci incontriamo per il thè? Anche, ma soprattutto per aperitivi all’italiana a base di prosecco…”. A differenza degli americani, sottolinea, i tanti inglesi residenti a Roma non fanno molta vita di comunità. “La mailing list è però molto più nutrita, segno che le informazioni e i servizi che offriamo sono graditi, ma gli inglesi a Roma preferiscono vivere tra gli italiani”. Tanto afflato all’integrazione farebbe credere che la signora fosse una sostenitrice del Remain. E invece si rivela essere una brexiter: “Credo che dopo le prime difficoltà, il Regno Unito volerà senza i vincoli di Bruxelles. Anche l’Italia stava meglio prima dell’euro”. Le chiediamo se ricorda l’Italietta della lira: “Certo, c’era l’inflazione, ma era un’Italia più dinamica… e anche la città di Roma, che amo e non lascerei mai, era un posto più attraente…”.

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