“Il business è fermo. Urgono idee e infrastrutture”, dice Gentilini

Il presidente e amministratore delegato della storica società dolciaria dice che Roma da anni è governata col freno a mano tirato

“Il business è fermo. Urgono idee e infrastrutture”, dice Gentilini

Paolo Gentilini

Si vede dopo trenta secondi di conversazione che Paolo Gentilini, presidente e amministratore delegato della storica società dolciaria di famiglia, è intriso di bonomia romana. Ci è cascato dentro da piccolo, come Obelix nella pozione magica, e vede il mondo attraverso canoni che impediscono i giudizi violenti, tagliati con l’accetta. E anche nel valutare le vicende politiche e amministrative della città riesce a smussare, ma soprattutto, ed è l’essenza delle bonomia intelligente, a tentare di capire e spiegare finché è possibile farlo, arrestandosi dove invece non è possibile. Quindi certo, dice al Foglio, da questa giunta non si vedono segni di attività rilevanti, anche se un minimo di recupero è percepibile proprio in queste ultime settimane, ma è un fenomeno in linea con le due giunte precedenti. Insomma, aggiungiamo noi, Roma ha sperimentato tutte le gradazioni politiche di questi tempi in pochi anni (destra quasi sovranista con Alemanno, sinistra situazionista alla Marino, cinquestellismo anti-politico con Raggi) giocando però sempre in difesa, con una frenata in generale nella capacità di progettare. “E in questa non progettualità generale – ci dice – il rifiuto di mandare avanti la candidatura olimpica, con regole di finanziamento notoriamente cambiate e un Cio molto ricco di dotazioni finanziarie, è stata una scelta tanto caratterizzante quanto assurda, un danno molto grave e soprattutto senza senso”. Si associa alle contestazioni sull’inattività esternate dalla Confindustria di Roma e Lazio, di cui fa parte e in cui ha ricoperto vari ruoli, ma preferisce guardare anche a piccole storie concrete di inefficienza. “Il nostro stabilimento come è noto è sulla Tiburtina, il raddoppio della strada sta faticosamente procedendo, e ormai è quasi finito, ma sui marciapiedi nuovi sono già stati solidamente piantati pali metallici abusivi che reggono cartelli abusivi, con però tanto di numero di telefono indicato per affittare lo spazio pubblicitario. Può sembrare una cosa da poco ma è il segno della perdita di controllo sul territorio urbano. Il primo che arriva fa come vuole e pianta il suo cartello. E lo stesso – ci dice – succede sempre in questa zona densa di impianti produttivi con la raccolta dei rifiuti. Noi siamo attrezzati e abbiamo smaltimento interno di tutto ciò che è possibile e il servizio Ama per quanto ci riguarda è anche leggermente migliorato, ma basta spostarsi di qualche centinaio di metri arrivando nella zone in cui è stata promossa la raccolta differenziata e quindi sono stati tolti i cassonetti e vedrete di tutto a bordo strada e i segni di quella che è anche una grande maleducazione da parte dei cittadini”.

 

Ci racconta di un desiderio semplice, ma non realizzabile a Roma: andare al lavoro coi mezzi pubblici. “E considero intervento infrastrutturale e utile anche al trasporto pubblico – ci dice – anche la sistemazione del fondo stradale, insomma le famose e famigerate buche. Mentre oltre alla Tiburtina, il raddoppio servirebbe anche per Prenestina e Casilina, tuttora ferme al tracciato originale, una cosa impossibile per zone in cui comunque si trova parte del tessuto produttivo romano”.

 

“Vedete – racconta al Foglio – qui ogni tanto succede qualcosa e sembra una sorpresa, ma sono tutte conclusioni di percorsi lunghissimi, di cui si era persa la memoria. Sono stato anche io, ovviamente, all’inaugurazione del bel supermercato Esselunga nuovo di Roma, dove mi dicono che c’è un grande afflusso di clienti e ne sono contento, ma, stando nel settore, ricordo che la prima progettazione di quel centro cominciò nel 2006 e negli anni ha trovato più ostacoli che sostegni”.

 

“Il nostro settore regge bene, ma certo ha cambiato modo di funzionare. Ora distribuiamo in città a 3000 punti vendita, prima erano 12000. Capite come tutto ciò porti efficienza ma tolga anche lavoro. Riceviamo tantissimi curriculum ma non riusciamo, né potremmo in alcun modo, gestirli e verificarli tutti”. Una città in depressione? “Il voto a Virginia Raggi – ci dice – è stato un voto di protesta, non certo un improvviso innamoramento per i 5 stelle”. E forse la protesta, così indirizzata senza un obiettivo, ha a che fare con la depressione? “Mah, consiglio di usare il mercato immobiliare per capire cosa sta succedendo a Roma. Le costruzioni sono ferme, e pensate quanto sono state importanti da queste parti, e se uno gira un po’ per le zone di lusso, come i Parioli, vede solo cartelli vendesi. E io che ci giro vedo sempre gli stessi cartelli, riferiti sempre alle stesse case. Non si vende, non c'è più domanda per tagli immobiliari di lusso, gravati anche da tasse pesanti. E forse questo è anche il segno di una città che sta perdendo pezzi, perché quando un’azienda va via, come tante stanno lasciando Roma, vanno via anche i dirigenti che potrebbero sostenere certi prezzi”.

 

A questo punto resta sospesa la domanda sul futuro, sul “come uscirne”. D’altra parte Gentilini guida un’azienda che compie 127 anni di continua attività, guarda indietro e sa di aver attraversato due guerre. “Sa – racconta al Foglio – ogni tanto riguardo il nostro archivio e trovo le lettere di militari che ringraziavano mio nonno dal fronte della grande guerra per aver ricevuto nostri pacchi di biscotti. Allora magari penso che se ne verrà fuori anche questa volta”.

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