Raggi alla prova delle nomine nelle partecipate

Il carrozzone non si tocca, e ci sono tensioni tra la sindaca e l'assessore Colomban

Raggi alla prova delle nomine nelle partecipate

Virginia Raggi (foto LaPresse)

Le ventisette aziende partecipate del comune di Roma, escluse le rare eccezioni che riescono a produrre reddito, sono un carrozzone tardo sovietico d’impiego pubblico i cui costi gravano pesantemente sul bilancio comunale, dunque, in definitiva sui cittadini. Ma, con un bacino d’impiegati che supera di gran lunga tutti gli operai Fiat italiani, questo carrozzone è anche uno straordinario bacino elettorale e clientelare. Dunque intoccabile. L’ambizioso piano di rientro preparato da Silvia Scozzese, l’ex commissario straordinario al debito indicato a suo tempo da Ignazio Marino, è stato accantonato dall’amministrazione di Virginia Raggi che teme l’impopolarità. Il piano individuava dieci società partecipate da chiudere e stimava, in tre anni, un risparmio di circa quattrocento milioni di euro. Non se ne fa nulla. Il super piano del nuovo assessore Massimo Colomban rimane ancora un mistero, e il silenzio che lo circonda sembra confermare che la linea teoricamente efficentista dell’imprenditore veneto prestato da Davide Casaleggio all’amministrazione capitolina si sta scontrando con le resistenze ideologico-politiche del M5s romano. Intanto, come raccontiamo in questa pagina, il 27 aprile l’assemblea dei soci di Acea, la grande azienda idroelettrica, dovrà indicare il nuovo management o confermare i vertici uscenti (che hanno garantito utili). E’ un banco di prova per la sindaca, e anche per Colomban. Raggi, sensibile agli umori della base grillina, chiede un cambiamento totale. Colomban, che invece guarda i conti, vorrebbe almeno tenere Alberto Irace, l’Ad. Ma pare abbia vinto Raggi. Dalle scelte su Acea, che è anche quotata in Borsa, si capirà qualcosa di più su quale linea, alla fine, prevarrà nell’amministrazione, sospesa tra palude benecomunista e vaghezze efficentiste. A monte rimane lo spaventoso indebitamento del comune, circa otto miliardi di euro.

 


 

Le società sono ventisette – Le società partecipate dal comune di Roma sono 27, di cui 2 in liquidazione. Entro un mese l’amministrazione comunale provvederà al rinnovo dei vertici di alcune delle più importanti, tra queste Acea, Agenzia per la mobilità, Risorse per Roma e Zetema.

 

Acea (acqua ed elettricità) – E’ la più importante per numero di utenti: 8,5 milioni. E’ il secondo gruppo italiano nel settore dell’energia dopo Enel. E’ inoltre il principale gruppo nel settore idrico. L’azionariato è per il 51 per cento di Roma Capitale, al 23,333 per cento del gruppo Suez, al 5,006 per cento di Francesco Gaetano Caltagirone, all’1,56 per cento di Norges Bank e al 19,1 di altri azionisti. Il presidente è Catia Tomasetti dello studio di avvocati Erede Bonelli Pappalardo, uno dei maggiori studi legali d’Italia. Amministratore delegato è Alberto Irace, ex vicesindaco Pd di Castellamare di Stabia. Entrambi indicati da Ignazio Marino, che per aver licenziato prima del tempo Giancarlo Cremonesi, presidente nominato da Alemanno, dovette indennizzarlo con 840.000 euro. I vertici scadono il prossimo 24 aprile.

 

Servizi per la Mobilità Srl e Zètema – Progetto Cultura S.r.l. Appartengono al Comune al 100 per cento. Servizi per la mobilità si occupa dello studio e della valutazione delle politiche inerenti la mobilità sostenibile, di pianificazione e progettazione di reti, infrastrutture e servizi, anche con riferimento ai sistemi tecnologici per il controllo, il monitoraggio e l’informazione del trasporto privato e pubblico, manutenzione dei sistemi di monitoraggio e di informazione sull’esecuzione e sulla qualità dei servizi di trasporto pubblico locale (Tpl), progettazione, la realizzazione e la gestione di sistemi di mobilità integrativi al Tpl ( 49.339.572,18 di euro di oneri e -2.821.790 di risultato di bilancio). Zetema invece si occupa della gestione dei musei civici e della valorizzazione dei beni artistici e storici (46.042.156,46 di euro di oneri, e 81.687,00 di risultato di bilancio).

 

Ama (nettezza urbana) – E’ l’azienda per la quale il comune ha l’onere più gravoso: € 1.387.539.520,48 di euro. Si occupa non solo di raccolta e trattamento, smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ma anche dei servizi cimiteriali e del mantenimento del decoro urbano. Secondo dati del 2013 ha 7843 dipendenti. Nel 2014 ha raccolto 1.719.848 di tonnellate di rifiuti. Il bilancio di esercizio per l’anno 2015 chiude con un utile di 893.798,52 euro. E’ posseduto al 100 per cento da Roma Capitale. Da novembre amministratore delegato è Antonella Giglio, avvocato di Varese.

 

Atac (trasporti) – E’ l’azienda con il maggior numero di dipendenti: 11.857 al 31 dicembre 2015, con cui serve un’area da 1285 km2 nella quale ogni giorno garantisce 4 milioni di spostamenti. Dal 2000 mantiene solo la proprietà dei mezzi, degli impianti tranviari e filoviari e dei depositi, mentre la gestione pratica del servizio delle linee tram, filobus e della maggior parte delle linee autobus è stata passata all'azienda Trambus: controllata al 100 per cento dal Comune di Roma, e uscita da ATAC nel 2000 proprio per operare questa cessione. Il Bilancio chiuso al 31 dicembre 2015 riporta una perdita di euro 79.194.384, in netta riduzione rispetto alla perdita registrata nel Bilancio 2014 (euro 141.375.261). La produzione complessivamente erogata nel 2015 si è però attestata su un livello inferiore a quello conseguito nel 2014 (150,35 milioni di vetture/km rispetto a 153,78 mln di vetture/km), non raggiungendo il volume di servizio programmato, su tutte le modalità di trasporto. Il costo del personale sostenuto nell’esercizio 2015 ammonta ad euro 536.527.342. L’onere complessivo per l’Amministrazione al 31 dicembre 2015 era 602.246.837,78 euro. Da settembre Amministratore Unico è Manuel Fantasia, ingegnere nucleare.

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